“Mio figlio l’8 settembre si è sottoposto al primo tampone e l’esito è stato negativo. Dopo 5 giorni ci hanno chiamato dall’Asl comunicando la sua positività. Da quel giorno la mia famiglia è stata abbandonata e dimenticata da tutti, anche dalle istituzioni”.

Inizia così il racconto da parte di una mamma dell’odissea che coinvolge la sua famiglia di Barivecchia. Suo figlio, di 21 anni, è risultato positivo al coronavirus.

“Il 15 settembre ci siamo sottoposti tutti al tampone e abbiamo avuto esito negativo, al secondo test però mio figlio è risultato ancora positivo – spiega -. Da quel giorno siamo chiusi in casa, nessuno si è fatto vivo. Nemmeno per chiedere se avessimo bisogno di qualcosa. Non viviamo in una casa grande, purtroppo l’abitazione è composta solo da due camere e dalla cucina. Nella stanza di mio figlio non c’è neppure una finestra”.

“C’è anche tanta confusione sui tamponi, non si capisce più niente – continua -. Prima ti dicono che un’ambulanza verrà a casa tua poi ti dicono di recarti in ospedale. Io e mio marito siamo negativi ma non ci fanno comunque uscire per il protocollo”.

Il 21enne si è sottoposto ieri ad un nuovo tampone, ma dall’Asl al momento ancora zero comunicazioni. “Stiamo provando a metterci in contatto con loro dalle 11, solitamente a quest’ora ci hanno sempre comunicato l’esito – conclude -. Sono cambiate di nuovo le leggi e questa volta dobbiamo aspettare più del previsto. Non ci fanno uscire, siamo bloccati a casa. Appena finirà tutto questo servirà uno psicologo perché non stiamo più bene con la testa”.

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