Nel giorno in cui il bollettino epidemiologico diffuso dalla Regione Puglia riporta 51 nuovi casi di contagio, e il primario del Pronto Soccorso dell’ospedale Di Venere, Giovanni Finestrone, finisce in isolamento per aver avuto un contatto stretto con una paziente poi risultata positiva, negli ospedali pugliesi i nervi sono tesi

Una serie di concause stanno mettendo sotto pressione il sistema sanitario. Il coronavirus sta rialzando la testa, i dati delle ultime settimane segnano un netto aumento di positivi nella nostra regione; un mese fa, il 22 luglio per l’esattezza, avevamo zero casi e appena 56 persone contagiate. Oggi gli attualmente positivi sono 597. Un abisso.

Molti nuovi casi stanno emergendo tra i contatti stretti, per stessa ammissione della ASL; a questi bisogna sommare i rientri dopo le ferie nelle zone a rischio e i pazienti “normali” in attesa di ricovero. Tutti tamponi da eseguire, analizzare, refertare. Un cittadino pugliese che ha fatto il tampone a Bari, ha raccontato sulla bacheca facebook di Michele Emiliano che l’esito dell’esame gli è stato comunicato 9 giorni dopo essere rientrato.

Una mole di lavoro immane, su cui grava anche l’assenza di tamponi fast, il cui esito si riesce ad avere nel giro di un paio d’ore, e in alcuni reparti anche la mancanza della così detta zona grigia, dove per prassi il paziente viene tenuto in isolamento in attesa dell’esito. La situazione, insomma, è esplosiva. Come detto inizialmente, i nervi sono tesi.

IL CASO
Momenti di grande tensione ieri sera all’ospedale Di Venere; tutto è iniziato intorno alle 19, minuto più minuto meno, quando un equipaggio del 118 ha trasportato al Pronto Soccorso un paziente anziano di circa 80 anni con subocclusione intestinale che tra i sintomi manifestava anche febbre. Come da prassi, il 118 lo ha portato al pre triage, dove è stato sottoposto al tampone in previsione di essere poi destinato all’aerea covid, dove avrebbe dovuto aspettare l’esito dell’esame.

Le cose, però, sono andate diversamente, nel senso che a quanto pare il paziente non è stato accettato dal Pronto Soccorso, per motivi a noi non noti, e dunque è stato riportato in ambulanza dall’equipaggio.

Secondo le informazioni in nostro possesso, in quei frangenti, davanti ai container nella zona del Pronto Soccorso, c’erano in attesa alcune decine di persone, cosa che ha costretto l’equipaggio a spegnere il motore dell’ambulanza, per non “affumicare” gli astanti coi gas di scarico, e aprire il portellone del mezzo, in modo da far respirare l’anziano paziente.

Tra una richiesta di chiarimento e l’altra, col via vai fra i sanitari del 118, quelli del Di Venere e i parenti del malato, la cosa si è protratta fino a circa le 23, ore che non sono trascorse in maniera del tutto tranquilla. Visto l’andazzo, sembra infatti che i parenti dell’uomo abbiano anche chiamato i Carabinieri, che però pare non si siano visti. Tutto questo, ovviamente, non è passato inosservato agli occhi dei presenti, la cui attenzione e interesse è stato attirato da quello che stava succedendo.

Il problema vero, si è verificato quando l’uomo, sceso anche dal mezzo, ha chiesto di poter andare in bagno. La cosa si è rivelata meno semplice di quanto si possa pensare, mancando ancora l’esito del tampone, fatto sta che alla fine dell’odissea i parenti hanno riportato l’uomo a casa. Qualche ora dopo è venuto fuori che l’esame del tampone ha dato esito positivo.

Senza entrare nel merito della decisione presa dal personale medico in servizio ieri sera al Di Venere, restiamo a disposizione delle parti coinvolte in questa vicenda al fine di ricostruire quanto accaduto in maniera completa, fermo restando che, accertata la positività del paziente, dovranno essere avviate le indagini epidemiologiche tra le persone che hanno avuto un contatto stretto con lui.

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