La catena Scarpe&Scarpe ha annunciato l’avvio delle procedure di licenziamento collettivo, circa 120 lavoratori, con la chiusura di 16 punti vendita, con tempi da definire per via della normativa emergenziale che impedisce le procedure di licenziamento collettivo fino al 17 agosto. I sindacati Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs sono molto preoccupati per la sorte dei dipendenti dei punti vendita a Casamassima e Molfetta.

“Quella di Scarpe&Scarpe – scrivono i sindacati – era probabilmente una crisi annunciata infatti era stata presentata una istanza di concordato preventivo al Tribunale Fallimentare di Torino. L’azienda aveva rassicurato con la volontà di presentare un piano di rilancio industriale al fine di garantire la prosecuzione dell’attività e le prospettive di lavoro poi il 10 luglio l’annuncio di un ridimensionamento delle attività a causa della crisi di liquidità”.

“Il ridimensionamento della catena con la chiusura di 16 degli attuali 153 punti vendita e l’esubero di 120 dei 1800 dipendenti che ad oggi beneficiano della cassa integrazione in deroga per l’emergenza Covid, non è accettabile – afferma Mariangela Monforte segretaria provinciale Filcams Cgil di Bari -. La nostra provincia è già stata colpita da una chiusura avvenuta 5 anni fa, che ha interessato il punto vendita di Bari Santa Caterina, già all’epoca non è stato possibile il reinserimento per tutte le lavoratrici coinvolte, ad oggi lavorano circa 22 persone in provincia di Bari nei 2 punti vendita nei parchi commerciali di Casamassima e Molfetta. Ad oggi ancora non conosciamo l’elenco dei 16 punti vendita interessati dalla chiusura, le lavoratrici della provincia di Bari di cui alcune madri e monoreddito vivono con grande preoccupazione e incertezza questo momento”.

“L’atteggiamento aziendale è fatto solo di scelte unilaterali oltre che privo di prospettiva – rimarca Antonio Miccoli, segretario generale della Filcams Cgil di Bari – e siamo in assenza di un piano industriale. L’unica soluzione portata avanti da Scarpe&Scarpe è quella di tagliare il del costo del lavoro. È necessario un intervento del Mise per avviare un serio confronto sul piano industriale e sulle garanzie occupazionali”.

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