Non è la prima volta che accade, ma stavolta la Asl Bari, dopo l’ingloriosa gestione dell’emergenza COVID per la carenza di dpi agli equipaggi del 118, che ancora oggi annovera la scarsa fornitura di disinfettanti alcoolici, guanti e sapone germicida, finisce sulle cronache per un altro vizietto. A denunciare la mala gestio amministrativa sono il dottor Francesco Papappicco, medico del 118 sindacalista di FSI-USAE, e Francesco Balducci, Segretario Territoriale della stessa organizzazione sindacale.

Non solo il malcontento dilaga da Foggia a Lecce per il mancato riconoscimento delle indennità stabilite dalla Regione per il periodo “emergenza COVID” ai medici in convenzione, ma a quanto si apprende, la Asl Bari si ripete in annosi e mai definitivamente risolti problemi riscontrati sulla retribuzione ordinaria degli stipendi ai medici.

In più occasioni rileviamo sui cedolini e cartellini, errori grossolani sul computo dell’orario totale reso, con conseguenti gravi mancate retribuzioni di ore lavorative. Più volte, negli ultimi anni, ci siamo recati personalmente presso gli uffici amministrativi preposti, per rimettere i conti a posto e farci pagare il giusto dovuto, dopo aver dimostrato con documenti alla mano, notevoli incongruità tra i consuntivi mensili personalmente compilati e inviati agli uffici, e la liquidazione effettiva elaborata dal personale aziendale preposto. Chissà perché gli errori risultano sempre in difetto e mai in eccesso.

Le scuse accampate ogni volta vanno dalle timbrature non lette dai marcatempo, alla mancata rilevazione del sistema informatizzato, alla mancanza fisica di orologi marcatempo come nella postazione di Giovinazzo, fino a mere sviste. Sta di fatto che vedersi accumulare migliaia di euro di ammanco in pochi mesi di servizio, sembra esser diventato un nodo gordiano lungi dall’essere definitivamente sciolto. Più volte è stato risposto che se te ne accorgi è bene, sennò pazienza. Tradotto, o ogni mese fai da te ciò che l’impiegato amministrativo dovrebbe fare, o ti attacchi al tram e lasci alla Asl ciò che ti spetta. Quando si dice oltre al danno la beffa.

Adire le vie legali per farsi retribuire ciò che ci spetta è l’altro paradosso del nostro mestiere. Tra proclami sui dpi, propagande elettorali sulle assunzioni, promesse da demagoghi di professione, sprechi per liturgiche inaugurazioni e ricorrenze, morti dimenticati, stati d’eccezione su cui chi decide è sovrano a colpi di decreti e storie di ordinaria follia burocratico-manageriale, la farsa “andrà tutto bene” sembra l’unica operetta in grado di garantire incassi concreti al botteghino della politica e dei suoi padroni.

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