Il coronavirus è ormai un lontano ricordo. La conferma non arriva, come si potrebbe pensare, dai bollettini giornalieri diramati dalla Giunta regionale con puntuale approssimazione chirurgica, bensì si evince dalla ripresa delle normali attività di minacce, spintoni e offese all’indirizzo degli operatori del 118 impegnati durante le operazioni di soccorso.

Ieri mattina, un equipaggio intervenuto in emergenza su un incidente stradale, in codice rosso, è stato oggetto di minacce, strattoni, parolacce e via dicendo. Tutto il repertorio canonico, forse in memoria dei vecchi tempi. Il parapiglia si è scatenato quando le persone presenti sul luogo dell’incidente hanno iniziato a rivolgere parole offensive ai sanitari, accusandoli di essere arrivati oltre un tempo ragionevole, diciamo così.

Stessa cosa è successa ieri sera al quartiere San Paolo, sempre durante un’emergenza per un codice rosso. L’equipaggio, intervenuto a bordo di un’ambulanza medicalizzata, è stato preso di mira dai parenti di una signora, poi trasportata in ospedale, perché secondo i congiunti della paziente ci hanno impiegato troppo tempo ad arrivare sul posto.

I messaggi incoraggianti, di sostegno e apprezzamento per l’infaticabile lavoro svolto nelle fasi più drammatiche della pandemia, accompagnati da vivande offerte gratuitamente, promesse di soggiorni a costo zero in località balneari, tagli di capelli, pranzi e cene, offerti una volta passata l’emergenza, hanno lasciato il posto alle vecchie, consolidate, abitudini.

Mezzi di soccorso usati come taxi, contrasti tra equipaggi del 118 e personale medico degli ospedali, coi pazienti parcheggiati in attesa di risolvere la contesa, perfino l’ennesima promessa politica di internalizzazione. Nonostante il coronavirus, non è cambiato proprio niente.

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