Aumentano i venditori abusivi a Pane e Pomodoro, mentre poco più in là una moltitudine di baresi scavalca la recinzione di Torre Quetta per raggiungere la spiaggia ormai senza servizi. La mancata vigilanza stuzzica incivili e male intenzionati. Effetto dell’interdittiva antimafia, che ha recentemente travolto l’azienda che gestisce le attività.

Il tempismo all’italiana, per di più post covid, ha generato uno tzunami. Il titolare delle attività ha vinto il primo round al Tar, che ha sospeso la consegna delle chiavi richieste dal Comune. Il 7 luglio si entrerà nel vivo della discussione sull’interdittiva e si potrà capire meglio quale sarà il futuro prossimo delle sue spiagge baresi.

Per il momento circa 80 famiglie sono sul lastrico: 50 a Torre Quetta, 30 a Pane e Pomodoro. Sono quelle dei dipendenti che si alternano al lavoro nelle due strutture. Non entriamo nel merito della questione, ma in tanti si sono chiesti e si stanno chiedendo i motivi dell’interdittiva antimafia.

Si tratta di questioni datate. L’ultima è l’affaire Giancaspro, da cui Orlando Malanga è stato assolto. Gli altri due episodi richiamati nell’interdittiva sono un accertato scambio di persona, che nel 2004 ha aperto per due settimane le porte del carcere all’imprenditore barese e un vecchio episodio risalente al 1998, da cui Malanga è stato ugualmente assolto. Malanga è parente dell’amministratore dell’azienda destinataria dell’interdittiva.

La situazione è controversa, ma la faccenda deve essere risolta nel più breve tempo possibile, per la massima trasparenza e ciò che i due luoghi oggi allo sbando rappresentano per i baresi.

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