L’emergenza sanitaria per la pandemia del coronavirus ha rimesso al centro delle attenzioni di tutti il settore sanitario, medici e infermieri sono improvvisamente balzati agli onori della cronaca, giustamente appellati come i nuovi eroi. Questo non ha però impedito alla Giunta regionale pugliese di inciampare su uno sgambetto alla categoria, sebbene vogliamo credere nella buona fede degli assessori in questione.

Di che stiamo parlando? Prima che le vite di tutti venissero sconvolte dal coronavirus, la Regione aveva aperto i termini per la formazione degli elenchi degli idonei all’incarico di direttore amministrativo e sanitario della Aziende ed enti del Servizio Sanitario regionale. Scadenza fissata al 2 aprile. Visto il casino che è successo, coi medici in trincea a fronteggiare il nemico invisibile e poco conosciuto, non era davvero il caso di proseguire su quella strada.

Così il 30 marzo la Giunta regionale si è riunita, presenti a verbale il vicepresidente della Puglia, Antonio Nunziate, insieme agli assessori Loredana Capone, Giovanni Giannini, Raffaele Piemontese, Alfonsino Pisicchio, Salvatore Ruggeri, Giovanni Stea. Forse prevedendo una fine imminente dell’emergenza, cosa poi non avvenuta nell’immediato come tutti sapiamo, la Giunta ha prorogato i termini al 30 aprile, di fatto impedendo di partecipare ai tanti già impegnati in prima linea, stremati da una lotta prolungata e non certo con le testa a bandi, concorsi, selezioni pubbliche e via dicendo. Uno sgambetto, appunto.

La cosa non è piaciuta, un brutto gesto di sgarbo istituzionale oltre che controproducente, dal momento che rischiava di privare il servizio sanitario regionale delle sue menti migliori. La questione è stata sollevata a tutti i livelli istituzionali pugliesi, così il 15 maggio, due settimane dopo la scadenza dei termini, la Giunta ha deliberato una nuova proroga, stavolta al 14 giugno, con l’auspicio che sia la volta buona.

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