Anita, al secolo Paolo Giordano è una transessuale che denuncia di essere stata discriminata e per questo licenziata dalla sala ricevimenti dove lavorava. A raccontare la versione di Anita è il suo avvocato, Alessandro Santorufo del Foro di Taranto. “Circa un anno fa Anita, nelle sembianze di Paolo, ha iniziato a lavorare presso una sala ricevimenti del Barese. Per le sue movenze e il suo aspetto molto curato, il proprietario ha capito che in realtà Paolo era Anita e per questo ha deciso di licenziarla. Un licenziamento per motivi discriminatori, che viola l’articolo 3 della Costituzione”.

“Non c’è stata alcuna discriminazione – spiega il titolare dalla sala ricevimenti -. Dopo i problemi avuti con un cameriere, il capo cameriere e il cuoco ho tentato in tutti i modi di mettere pace, ma non c’è stato verso. Paolo, davanti ad alcuni testimoni ha perso la testa iniziando a offendere pesantemente i presenti. Non ho potuto fare altro che licenziarlo e come chiesto nella prima lettera fattami inviare dall’avvocato, provvedere al pagamento della liquidazione”.

“Dal momento del licenziamento – controbatte l’avvocato – per lei non c’è stata pace.  Anite si è rivolta all’associazione Arcigay,che ha provveduto a rendere pubblico l’episodio attraverso una conferenza stampa. Grazie all’associazione il proprietario della sala decide di incontrare Anita e di darle le mensilità che le spettavano”. Passato un anno, la situazione di Anita non sarebbe migliorata affatto.

“Passato questo periodo – racconta il legale – per Anita inizia un anno di inferno. Non riesce a trovare più lavoro per colpa delle referenze date dalla sala ricevimenti, che non le consentono di accedere in nessun altro luogo di lavoro. Ci troviamo di fronte a una società di idioti che discrimina questo tipo di tendenze. Disperata e senza un euro, Anita ha deciso di venire da me e raccontarmi la sua storia. Abbiamo così deciso di mandare una lettera al proprietario della sala per cercare di ristorare la posizione di Anita, perché le ha procurato un danno di immagine, onore e reputazione, riferibile alla diffamazione. Anita non ha chiesto niente di più se non il guadagno di un anno di lavoro, una somma simbolica di 20mila euro”.

Il proprietario della sala ricevimenti continua a negare qualunque addebito e a ribadire di aver fatto tutto secondo quanto previsto dalle normative vigenti. La vicenda adesso è nella fase della negoziazione assistita, anticamera della mediazione. Anita ha chiesto all’imprenditore 50mila euro come ristoro per il danno d’immagine subito da quel licenziamento.

“Anita – sottolinea l’avvocato Santorufo – ha ricevuto un danno esistenziale notevole, come sottolinea anche la psichiatra che la ha in cura. Sulla sua cartella clinica sono stati evidenziati anche degli atti di autolesionismo che Anita si è inflitta a causa di tutto ciò che le è successo. Anita è in forte depressione e riesce a tirare avanti solo grazie all’assunzione di psicofarmaci. Molti pensano che Anita solo perché trans si prostituisca, ma non è vero. Anzi fossi io il datore di lavoro la assumerei immediatamente. È una donna di due metri bellissima che vuole davvero darsi da fare”.

“Avevamo provato a ricucire i rapporto, avevo intenzione di farlo – dice rammaricato il titolare -, ma Paolo ha perso la testa iniziando a offendere chiunque, anche le lavapiatti sopraggiunte durante la discussione. L’ex dipendente aveva persino chiesto il risarcimento ai suoi ex colleghi dai quali diceva di sentirsi discriminata, ma poi ha virato per la richiesta del danno d’immagine nei miei confronti. Ho dato mandato ai miei avvocati di difendere in tutte le sedi la mia onorabilità. Non abbiamo mai discriminato nessuno. Abbiamo dato a Paolo quando gli spettava, non ho nessuna intenzione di passare come un omofobo”.

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