“Vorrei poter fare di più, del volontariato magari, ma l’iter prevede una richiesta al magistrato, ci sono dei tempi tecnici. Per ora mi devo limitare a questo, quando l’emergenza del coronavirus sarà passata e le acque si calmeranno, vedremo”. All’altro capo del telefono, la voce calma e tranquillizzante tradisce un po’ di timore e diffidenza.

Il nostro interlocutore in questi giorni è a casa, a Bari, generalmente si divide tra l’ufficio della ditta per cui lavora, e il carcere, dove è ristretto in regime di semilibertà. Proprio a casa, quando gli hanno consegnato la spesa, ha avuto l’idea: “C’è tanta gente che è veramente in difficoltà, costretta a tenere la saracinesca abbassate e per questo non sa come sfamare la famiglia, i figli, così ho deciso di utilizzare tutto il mio ultimo stipendio, circa mille euro, per la spesa solidale”.

Prima di finire nei guai con la giustizia è stato imprenditore, conosce tanta gente, motivo per cui ha accettato di raccontare questa storia, chiedendo però di rimanere nell’ombra: “Non ha importanza che si sappia chi sono”.

“Ho sempre vissuto dalla parti del Policlinico – racconta – conosco il titolare del negozio da sempre, così l’ho chiamato e gli spiegato cosa avevo in mente. Alla fine gli ho fatto avere la lista delle cose da comprare: pasta, riso, olio, acqua, tonno, beni di prima necessità insomma. Sarà lui stesso a consegnare il tutto a chi ha veramente bisogno”.

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