Il coronavirus ha messo in ginocchio mezza Italia, e l’altra mezza non se la passa troppo bene, c’è però una parte del mondo produttivo che pure prima della pandemia doveva fronteggiare una serie di difficoltà. Vale per le aziende e per i dipendenti.

Alessandro De Pascale lavora da una ventina d’anni per Centro Riciclo Sud, una delle aziende della famiglia Schino. Un lungo periodo, tra alti e bassi come in qualunque rapporto di lavoro. Sia quel che sia, da dicembre non prende lo stipendio, non ha avuto la tredicesima, e all’appello mancano dicembre, come detto, gennaio, febbraio e marzo, fino al 18, giorno in cui è scattata la cassa integrazione.

Per tutto questo periodo, Alessandro ha percepito solo un acconto di mille euro, a quanto ci dice. Nel frattempo però le bollette a casa arrivano, i conti da pagare pure, le rate del mutuo arretrato e c’è sopravvivere.

“A questo punto stiamo trattando con l’avvocato del lavoro – ci dice il dipendente – mi hanno messo in ferie forzate, dicono che l’azienda è in crisi, però i miei colleghi per quanto ne so hanno ricevuto se non altro gli acconti”.

“Mi è stata proposta una conciliazione, proponendomi subito un acconto di 3mila euro e la rimanenza con la liquidazione entro la fine dell’anno un tot al mese. Poi il coronavirus ha bloccato tutto. Io, però, non ho più un soldo e quell’acconto promesso non si vede”.

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