Chiama il 118, ma prima il medico dell’ambulanza, poi quello dell’automedica rifiutano di raggiungere la donna in preda a una colica reale. L’ennesimo rifiuto ai tempi della lotta al coronavirus senza mascherine e altri dispositivi di protezione individuale, è avvenuto questa mattina a Bari nel cuore della notte.

La signora, da quanto siamo riusciti ad apprendere, avrebbe chiesto l’intervento del 118 intorno alle 3 del mattino, proprio a causa dei forti dolori provocati da una colica renale. Non essendo necessario il trasporto al pronto soccorso, la centrale operativa ha girato la chiamata a una postazione medicalizzata. Il medico dell’ambulanza, però, pare abbia rifiutato l’intervento. Così come l’automedica interpellata successivamente.

Vista la situazione, la centrale ha inviato sul posto un’ambulanza India, ovvero con l’infermiere a bordo, arrivata sul posto un’ora dopo la chiamata. Giunto a casa della donna, l’equipaggio è stato costretto a trasportare la paziente in codice giallo. L’infermiere, infatti, non è nelle condizioni di somministrare una terapia farmacologica.

Stando a quanto appreso, entrambi i rifiuti da parte della postazione mike e dell’automedica i responsabili degli equipaggi rischiano un procedimento disciplinare e una denuncia. La situazione al 118 è sempre più tesa, mancano i dispositivi di protezione individuali e alcuni di quelli forniti non sono a norma per stessa ammissione delle autorità sanitarie. Non tutti gli operatori sono disposti a rischiare in queste condizioni.

Nella bufera di protocolli, leggi, normative e linee guida contraddittorie tra loro, comunque poco chiare, dunque, i sanitari del 118 oltre al rischio del contagio rischiano procedimenti disciplinari, sanzioni o peggio ancor denunce.

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