Trenta minuti di fuochi d’artificio all’esterno del carcere di Bari. Secondo quanto raccontato, una trentina di scooter avrebbero bloccato la strada per permettere il pieno svolgimento dello spettacolo pirotecnico.

Non stiamo parlando di un flashmob anti coronavirus organizzato sui social ma del solito rituale a noi ormai noto da tempo. Non c’è nessun decreto governativo che tenga e che possa mettere fino a questo must nemmeno durante l’emergenza sanitaria che sta mettendo in ginocchio il Paese.

I detenuti del carcere di Bari intanto hanno scritto e inviato una lettera al presidente della Repubblica italiana, Sergio Mattarella, e al ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, chiedendo, considerata la situazione di emergenza causata dall’epidemia coronavirus, “l’osservanza delle leggi esistenti per l’accesso ai benefici a coloro i quali rientrano nei termini e nei requisiti, escludendo la discrezionalità dei giudici che potrebbe creare differenze di applicazione tra i diversi tribunali di sorveglianza italiana”.

I detenuti hanno avanzato anche la richiesta di “dimissioni immediate” del ministro Bonafede che “non ha mai prestato la giusta attenzione a quanto, sin dall’inizio del suo mandato, gli era noto”.

“Nel corso di una visita alla Casa Circondariale di Bari, – spiega il garante regionale dei detenuti, Piero Rossi – richiesta dagli stessi detenuti e svoltasi lo scorso 12 marzo 2020, abbiamo assunto l’impegno a rendere pubblica la nota, manoscritta dai detenuti ristretti all’interno della prima sezione della Casa Circondariale di Bari. Si tratta di una protesta pacifica scritta, inerente al disagio carcerario da loro quotidianamente vissuto”.

“I ristretti sono consapevoli del difficile momento che l’intera popolazione italiana sta vivendo a causa della diffusione del Virus Covid-19 e non intendono creare ulteriori situazioni di criticità – continua Rossi -. Loro chiedono, una volta terminato questa situazione di crisi, di concentrare l’attenzione e di impegnarsi a risolvere le problematiche esistenti da decenni e che gravano sul sistema carcerario italiano. Condizioni che, in particolari situazioni di criticità, come le attuali, diventano insostenibili”.

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