Ieri l’equipaggio del 118 ha rinvenuto a Bari, nella ex Caserma Rossani, un cadavere di un uomo di 70 anni, originario della provincia di Cosenza. Si tratta di Vittorio Consentino, attore calabrese e co-fondatore del Teatro Kismet.

“La sua passione per la lotta sociale e le sue idee di una cultura accessibile a tutti, lo hanno portato a girare tutte le piazze europee con il suo teatro di strada – racconta l’amica Tonia Ferreri -. Generazioni di attori baresi e non hanno trovato in Vittorio, maestro e mentore senza eguali. Si è sempre prodigato di condividere, la sua immensa cultura teatrale, senza mai pensare troppo al guadagno”.

“Al dolore della perdita di un amico, si aggiunge la rabbia per non poterlo salutare degnamente, per il coronavirus, e per aver letto che molti giornali lo hanno definito senzatetto o più elegantemente clochard – spiega la donna -. Vittorio Cosentino non era un senzatetto! Questa suo distacco, dal dio denaro, lo ha portato ad una condizione di povertà, ma ha trovato nei ragazzi che occupano la ex Caserma Rossani, solidarietà e affetto. Perché è questo che si fa tra essere umani! Un uomo così, non merita di essere ricordato per la sua triste fine ma per la sua ricca vita”.

“Stiamo vivendo giorni difficili, giorni di emergenza e di solitudine. In questo desolante contesto abbiamo accusato un ulteriore duro, durissimo colpo: il nostro caro compagno Vittorio Cosentino è venuto a mancare. Sciaguratamente il suo cuore, stanco, ha smesso di battere – si legge nel comunicato pubblicato dagli occupanti della Rossani -. Vittorio è stato e sarà per sempre uno di noi. Era un amico e un compagno che sin da piccolo ha cercato la libertà non accettando mai alcun tipo di compromesso. Sorrideva e regalava sempre a tutti noi continuamente parole di coraggio, raccontandoci le sue storie di vita vissute per strada con la sua arte e il suo amore per la creatività. Cercava sempre infaticabilmente di aggregare chiunque nei suoi laboratori teatrali, liberi, aperti e pieni d’amore”.

“A Vittorio non sono mai piaciuti i grandi ed ambiti palcoscenici, il suo teatro è vero, militante, sa’ di vita ed è proprio nella vita, nella strada, che ha sempre trovato il suo palcoscenico naturale – continua la lettera -. Vittorio era una persona riservata, colta, una persona che bruciava per gli ideali della lotta libertaria. E’ stato un grande attore di teatro, regista, è sempre stato in prima fila nelle lotte sociali e nei cortei. Era un amante fedele a Shakespeare, suo mentore, che usava anche come metafora per la vita, personale e politica, e che con premura condivideva con tutte e tutti noi. Vittorio provava un amore profondo per l’Ex Caserma Liberata, così come per tutti gli spazi liberi, auto-gestiti, ed anti-autoritari tanto da farne uno stile di vita, fino alla fine. Ne parlava con gioia e amore, con orgoglio. Non ha mai titubato del percorso scelto, mai vacillato davanti alle difficoltà seppur immancabili. La sua convinzione ed il suo amore per l’arte e la libertà erano saldi ed inattaccabili.  Ciao Maestro Vittorio, grazie per la tua arte, grazie per la tua lotta!”.

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