La morte di Giulia Mininni, 48enne del quartiere Libertà di Bari, ha sconcertato l’intera città. Il Policlinico conferma che la donna è arrivata al pronto soccorso in arresto cardiaco, ma ciò che fa riflettere è quanto sarebbe accaduto nei giorni e nelle ore immediatamente precedenti al decesso. Pasquale Sollucente, il marito di Giulia, non riesce a darsi pace, a nascondere l’emozione mentre racconta la sua verità, denunciata ai Carabinieri della stazione Bari Picone. La famiglia è difesa dall’avvocato Emiliano D’Alessandro.

In attesa di conoscere i risultati dell’autopsia, non sarebbe da escludere la possibilità che la donna possa essere deceduta in seguito all’aggravarsi di un mal di gola. La consulente di parte, Domenica Laviola, dirà cosa potrebbe essere successo dopo l’autopsia. Il Policlinico esclude anche che Giulia e Pasquale possano essere stati formalmente accettati in pronto soccorso.

Pasquale su questo è categorico. “Un dipendente vestito di blu ha fatto aprire la bocca a Giulia e le ha detto che il problema erano le tonsille, consigliandole di fare gargarismi con la Coca Cola”. La situazione, però, non sarebbe migliorata da quel martedì, così la donna è stata visitata dal medico curante, che avrebbe dato alla donna una terapia. Giulia non guariva, se ne stava seduta a casa di sua madre con la testa sul tavolo o stesa a letto. Sabato, il giorno del decesso, le condizioni di Giulia apparivano in peggioramento. Alle 4 del mattino viene chiamato per la prima volta il 118.

“Il medico o l’infermiere intervenuto – non ricordo dice Pasquale – ha tranquillizzato tutti dicendo che non era nulla di preoccupante, che avremmo dovuto continuare a seguire la terapia e che non si chiamava il 118 per queste sciocchezze”. Giulia firma dopo le indicazioni e resta a casa. Nella denuncia fatta ai Carabinieri viene anche raccontato che intorno alle 7 viene chiamata la guardia medica, che alle 11.30 va a fare visita alla donna, cambiando la terapia a cui avrebbe dovuto sottoporsi. Niente da fare. Il dolore non accenna a diminuire.

Intorno alle 18.30 viene chiamata per la seconda volta il 118. “Anche in questo caso – spiega Pasquale – ci è stato detto che non era niente di serio. E ho firmato per il mancato trasporto in ospedale. Ci avevano rassicurati”. Poco dopo la situazione precipita. Intorno alle 20.15 Giulia chiede di essere accompagnata a letto, Pasquale le sta accanto, ma si accorge pian piano che sua moglie è sempre meno presente. Viene chiamato per la terza volta in quella giornata il 118.

“Siamo stati mandati fuori dalla stanza – racconta in lacrime Pasquale – la dottoressa ha provato di tutto per salvarla, poi l’ha trasportata di corsa al pronto soccorso del Policlinico, ma non c’è stato niente da fare. Era una morta che poteva e doveva essere evitata. Non si può morire in questo modo a 48 anni dopo aver tentanto in tutti i modi di chiedere aiuto a medici e vario personale sanitario”.

Il primario del Pronto Soccorso del Policlinico, intanto, esclude categoricamente che chi ha visitato Giulia con la torca del cellulare, l’uomo con la divisa blu citato con sicurezza da Pasquale, sia un medico in servizio nel suo reparto. Nessuno del Pronto Soccorso, sostiene, avrebbe eseguito una visita in quelle condizioni senza che la donna fosse prima passata dall’accettazione.

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