La Corte di Appello di Roma ha revocato un decreto del Tribunale per i minorenni con cui si
sospendeva la responsabilità genitoriale di una madre, testimone di Geova. Per i giudici del Tribunale dei minori la donna “per ossequio al proprio credo religioso, non aveva acconsentito alle trasfusioni ematiche che il personale medico aveva preannunciato necessarie”.

Secondo la Corte di Appello il dissenso per la trasfusione di sangue, legata al solo credo religioso, non può indurre a mettere in discussione l’idoneità all’esercizio della genitorialità. La Corte ha preso atto che, pur rifiutando le trasfusioni di sangue, la madre aveva acconsentito sia al trasporto del figlio in ospedale che all’intervento chirurgico con trasfusione di emoderivati. Inoltre “il medico era comunque autorizzato ad intervenire se e quando avesse ritenuto ricorrere la condizione di urgenza e di indifferibilità”.

“Anche i Servizi Sociali del Comune”, commenta il decreto, “nulla hanno segnalato di disfunzionale nel comportamento della madre che possa farla ritenere inadeguata all’esercizio della responsabilità genitoriale”. Infine, sulla base della legge n.219/2017 (art. 3 comma 5) e, ancor prima, del DM del 2.11.2015 (art. 24 comma 3), la Corte ha ricordato che, in caso di opinioni differenti fra genitori e medici, la decisione viene presa dal giudice tutelare e non dal Tribunale per i Minorenni, “organo non più competente”.

“È un fatto positivo per tutti che in casi come questo la recente legge sul ‘biotestamento’ stabilisca la competenza del Giudice Tutelare e non più del Tribunale per i Minorenni. In questo modo – scrive Marco Caproni, consulente legale per l’Ufficio Stampa dei Testimoni di Geova – si evitano provvedimenti sproporzionati come la sospensione della responsabilità genitoriale, che possono avere conseguenze inutilmente traumatiche nella vita di una famiglia”.

“Da oggi – conclude – non potrà più essere messa automaticamente in dubbio l’idoneità del genitore per il solo fatto che rifiuti per il figlio un trattamento sanitario pericoloso, quale la trasfusione di sangue. Come noto, non essendo un trattamento sanitario obbligatorio è la legge stessa a richiedere che il genitore esprima il suo consenso e dunque anche l’eventuale dissenso”.

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