Colpo di scena, o quasi, nell’udienza del processo che si sta celebrando per l’insulto sessista indirizzato all’allora consigliere comunale Irma Melini e scritto sulla scheda di voto, a scrutinio segreto, nella seduta del 14 novembre 20017. La consulenza della difesa, imputato è l’ex consigliere eletto col Movimento 5Stelle Francesco Colella difeso dall’avvocato Gianfranco Schirone, ha puntato il dito contro l’attuale assessore Vito Lacoppola.

Secondo la grafologa Rosa Martino, che ha escluso la responsabilità di Colella, la scritta sessista sarebbe stata vergata da Lacoppola. Nel saggio grafico, secondo la consulente di parte, l’attuale assessore comunale avrebbe dissimulato la propria scrittura.

Diverso il parere della Procura, la cui perizia attribuisce la scritta “Irma la tr…” all’ex consigliere grillino Colella, anche se va sottolineato che il perito è arrivato alla conclusione dopo aver sottoposto tutti i consiglieri a “saggio grafico”, e indicato l’imputato dopo aver escluso tutti gli altri.

Dinanzi al giudice monocratico Antonietta Guerra, sono comparsi come testimoni 21 dei 23 consiglieri comunali presenti a quella seduta e che parteciparono alla votazione, oltre Colella imputato e la stessa Melini, costituitasi parte civile. Assente proprio Lacoppola, che non avrebbe mai ritirato la raccomandata della convocazione odierna. Il processo è stato rinviato al 3 marzo per sentire Lacoppola e le discussioni finali.

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