L’incubo di Chiara, una donna barese, inizia nel 2015 con quello che in apparenza sembra il bigliettino di uno spasimante. C’è scritto: “Buongiorno principessa”. Chiara ci sorride su. Chi sarà l’ammiratore? Per un po’ la domanda torna in mente. Con il passare dei giorni, delle settimane, dei mesi, il pizzino d’amore diventa altro, un vero e proprio incubo.

Chiara piomba nel terrore. Per 3 anni quelle dichiarazioni d’amore malato diventano proposte sessuali impronunciabili e minacce di morte. La sua vita viene stravolta, non è più libera. Chiara non ha idea di chi sia l’uomo che ha già denunciato almeno due volte alla Polizia. In mano ha solo i pizzini, che conserva nel caso possano essere utili all’identificazione dello stalker.

A parenti e amici, che l’accompagnano a casa la sera, anche solo stando con lei al telefono, ha dato una parola d’ordine: Chanel. Chiunque dovesse sentirla pronunciare sa che deve immediatamente chiamare i numeri di emergenza. Lo stalker viene allo scoperto una notte, tra mercoledì e giovedì. Chiara è ormai sfinita. L’aspetta nel cortile di casa e si ficca in macchina all’improvviso.

Chiara lo riconosce perché è un suo vicino. Abita al piano sopra al suo. Dieci scalini di lontananza. Per tutto quel tempo le ha tenuto il fiato sul collo, col rischio che potesse farle del male in qualsiasi momento. Chiara scappa e finalmente l’indomani può andare dalla Polizia con qualcosa di più concreto. Le minacce continuano fino alla settimana dopo, sempre la notte tra mercoledì e giovedì. Chiara rientra alle 2 del mattino in auto. Si accorge che lo stalker, un ragazzo di 20 anni, è seduto sul suo parcheggio con una bottiglia di birra rotta in mano.

In stato confusionale si precipita fuori dal complesso e si rifugia tra le braccia di una pattuglia della Polizia, che la riaccompagna a casa. Uno dei poliziotti la conosce, ha già preso le sue denunce in passato. Il ragazzo non c’è, ma i poliziotti delle Volanti non demordono e lo beccano dietro un cespuglio intento a scrivere l’ennesima minaccia. Lo arrestano. I giudici dispongono i domiciliari, poi il divieto di allontanamento. Lo stalker non si arrende e ritorna all’attacco con l’ennesimo pizzino dopo aver scontato la pena.

Il 20enne viene arrestato nuovamente ed è sotto processo dopo la condanna a un anno di reclusione per la recidiva. In tutti questi anni Chiara non è stata mai sola. L’avvocato Antonio La Scala, presidente dell’associazione Gens Nova, l’ha assistita gratuitamente, come fa con le altre vittime di violenza.

“Con il codice rosso qualcosa è cambiata – dice La Scala – ma l’assoluta mancanza della certezza della pena e le norme vigenti non aiutano i magistrati nel loro lavoro. Noi siamo a disposizione delle vittime, le assistiamo stando loro accanto anche fisicamente, ma la beffa sta nell’impossibilità di avere una reale giustizia. Il caso di Chiara è emblematico, perché dimostra quanto denunciare sia utile, soprattutto quando si interviene prontamente”. Nel video allegato la testimonianza di Chiara e l’approfondimento con il suo avvocato, Antonio La Scala, presidente dell’associazione Gens Nova.

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