La preside Colucci fa campagna elettorale a scuola“. L’accusa, sotto elezioni, aveva creato non pochi imbarazzi anche al sindaco uscente e candidato del centrosinistra. Nel plotone di chi stigmatizzava il comportamento della preside della scuola Amedeo d’Aosta e Perotti di Bari, infatti, c’era anche Antonio Decaro, poi rieletto con una percentuale bulgara.

La preside Rosanna Colucci, stando a quanto sostenuto da alcune coppie di genitori della Amedeo d’Aosta, avrebbe consegnato a una collaboratrice scolastica un plico contenente alcune buste chiuse, dentro cui ci sarebbero stata una lettera con santino elettorale da distribuire agli alunni e tramite loro proprio ai genitori.

Sulla questione ai danni della Colucci è stato avviato un procedimento disciplinare, ma soprattutto aperto un fascicolo in Procura. Fascicolo archiviato dal Gip del Tribunale di Bari Marco Galesi su richiesta dello stesso Pm Marcello Quercia “non ravvisando nella condotta posta in essere alcuna responsabilità penale in ordine a una specifica ipotesi di reato”. Insomma, come specificato dal legale della Colucci, Davide Bellomo, ciò che conta sta: “… nell’individuare con estrema attenzione la linea di demarcazione fra ciò che si ritiene opportuno, da ciò che, invece, è illegittimo e/o illecito”.

In sostanza, il comportamento della Colucci risulta quantomeno inopportuno, ma non è punibile perché distribuire materiale elettorale nella scuola che si dirige non è un reato. La tesi della difesa sostiene che la lettera non sia stata scritta dalla preside, dunque inconsapevole del comportamento inopportuno di qualcuno desideroso di una sua elezione nel Consiglio comunale di Bari, cosa che alla fine non si è concretizzata. Due le precisazioni dell’avvocato Bellomo sulla lettera finita al centro della bufera.

1 – “La frase di apertura ‘Cari Genitori’, apposta a penna, non è stata scritta dalla Colucci in quanto palesemente differente dalla firma in calce al testo, invece certamente riconducibile alla dottoressa Colucci. Appare evidente, infatti, che mentre la firma era facilmente rinvenibile su numerosissimi documenti e che quindi fosse particolarmente agevole ricopiarla anche con il più basilare programma di fotoritocco, la scritta ‘Cari Genitori’ a firma della Colucci è naturalmente impossibile da reperire e pertanto l’autore della lettera ha dovuto apporlo personalmente. La differenza di calligrafia è evidente ed incontrovertibile”.

2 – Vi è un errore grammaticale che difficilmente la Colucci avrebbe potuto compiere, sia in relazione alla sua preparazione che rispetto al ruolo dalla stessa rivestito per il quale conosce alla perfezione le regole della forma scritta. Difatti, dopo la scritta ‘Cari Genitori’, lo scrivente va a capo e scrive ‘Vi scrivo […] utilizzando la V maiuscola, quando notoriamente dopo la virgola si deve proseguire con la minuscola, commettendo così un macroscopico errore grammaticale che appare davvero difficile attribuire alla Colucci”. 

Dando per buona la tesi difensiva della preside e il fatto che pubblico ministero e giudice per le indagini preliminari abbiano constatato l’insussistenza di elementi per sostenere l’accusa in giudizio, in tanti si pongono alcune domande. Chi ha scritto quella lettera? Chi ha leso l’immagine della scuola e della Colucci? Scuola che la Colucci ha diretto per pochi mesi, andando a scaricare le conseguenze di quei danni sul suo sostituto? La Colucci ha denunciato l’episodio per capire chi può aver agito in modo inopportuno al posto suo? È vero, come sostengono alcuni docenti, che la Colucci – al contrario di quanto affermato dalla difesa – abbia fatto campagna elettorale anche all’Istituto Perotti di cui è preside da svariati anni? Archiviato il fascicolo non c’è modo di approfondire la questione, in attesa di sapere gli esiti del procedimento disciplinare. In quei casi, a volte succede, possono essere sanzionati in vario modo anche comportamenti inopportuni. Vota Antonio! Vota Antonio!

 

 

 

 

 

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