foto di repertorio

“Al contrario di quanto affermato dalla dirigenza distrettuale, il nostro Servizio Sanitario Nazionale garantisce a tutte le persone non autosufficienti, o in condizioni di fragilità, l’assistenza sanitaria a domicilio attraverso l’erogazione delle prestazioni mediche, riabilitative, infermieristiche e di aiuto infermieristico necessario e appropriate in base alle
specifiche condizioni di salute della persona”. Saverio Andreula, presidente per la provincia di Bari dell’OPI, l’Ordine delle Professioni Infermieristiche non ci sta.

Il fatto è presto detto, qualche giorno fa ha destato molto scalpore la notizie di una 90enne di Palo del Colle rimasta improvvisamente senza il supporto delle prestazioni domiciliari, sospese dal Distretto Socio Sanitario di Bitonto, facente capo alla Asl Bari, parliamo del prelievo si sangue necessario alla taratura dei farmaci che l’anziana non autosufficiente deve prendere. Una volta, massimo due a settimana, fino a qualche giorno fa si presentava a casa un infermiere per eseguire l’operazione. Poi, da un giorno all’altro, la cosa è cessata.

Dietro la decisione, ha spiegato la dirigente del Dss, c’è la riorganizzazione del servizio, a suo dire non erogato negli altri distretti se non per i malati gravi, che necessitano di interventi medici e inferimieristici complessi, così come previsto dalla normativa nazionale, sempre stando a quanto sostiene la dirigente. Per tutti gli altri sarebbe allo studio un servizio in collaborazione con i medici di base, non ancora attivato però. E nel frattempo? Pagano un infermiere privatamente, se possono permetterselo, ovviamente, trascurando il fatto che molto probabilmente si tratta di una pratica in nero.

“L’anziana signora e gli altri cittadini del Distretto ai quali è stato sospeso il servizio di assistenza domiciliare, poiché persone non autosufficienti – scrive ancora Andreula – rientrano tra i soggetti aventi diritto, bisognevoli, anche occasionalmente, di prestazioni professionali di medici, infermieri o di terapisti della riabilitazione, anche ripetute nel tempo, per risposta a un bisogno sanitario di bassa complessità, come ad esempio i prelievi di sangue”.

“Purtroppo, anche in questo caso – prosegue – appare evidente, la notevole differenza tra le prestazioni sanitarie che ricevono i cittadini pugliesi e quelle che ricevono il resto dei cittadini italiani. Gli Infermieri pugliesi, da sempre pronti a garantire le giuste risposte ai propri concittadini, chiedono al pari di quanto accade nel resto del paese e coerentemente con il proprio mandato professionale e le competenze loro riconosciute dalla legge, di essere messi nelle condizioni di operare in un contesto organizzativo di tipo multidisciplinare, l’unico in grado di far fronte ai bisogni di salute e assistenza dei cittadini pugliesi”.

“Inaccettabile – conclude Andreula- è anche la limitazione imposta agli infermieri nei decantati ambulatori infermieristici che l’ASL BA ha deciso di istituire a macchia di leopardo sul suo territorio di competenza, per le prestazioni loro autorizzate. Ancora una volta i vertici della sanità pugliese evidenziano una diffusa incompetenza sulle scelte di politica sanitaria nell’ambito delle cure domiciliari che lasciano i cittadini soli nel loro stato di bisogno”.

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