È una lunga storia quella del cosiddetto “bubbone” di strada Comunale Gammarola, alla zona Cecilia di Modugno. Una storia che parte dal lontano 1968 e rischia di finire sui banchi di Strasburgo a spese dei cittadini.

In più di 50 anni si sono susseguite variazioni, condoni, denunce per abusivismo e assoluzioni, carte perse inspiegabilmente dal Comune (foto in galleria ndr.) e dinieghi autorizzativi perpetuati fino alla scelta di Nicola Magrone, ultimo dei 25 sindaci e 7 commissari che si sono avvicendati finora: abbattere il rustico abusivo. Ma siamo sicuri che il bubbone sia davvero abusivo e quindi nel caso vada giustamente abbattuto?

La scelta di abbattere il bubbone, nato per diventare una opportunità abitativa per i cittadini di Modugno, anticipa una sentenza del Consiglio di Stato che non si è ancora espresso nel merito. E se per caso la proprietà dell’immobile riuscisse a far valere le proprie ragioni nelle aule di Palazzo Spada? E se i giudici romani decidessero che l’immobile vada invece terminato? Perché dopo 50 anni di iter amministrativo si decide di abbattere una costruzione proprio mentre l’iter giudiziario è in dirittura d’arrivo?

La pubblicità della nota compagnia telefonica recita: “Non succede, ma se succede…”. Fosse questo il caso? Se il Comune dovesse essere soccombente si ritroverà a dover risarcire gli imprenditori proprietari del rustico diventato bubbone. Chi pagherebbe? La storia del bubbone nella zona Cecilia di Modugno ricorda per molti versi il caso Punta Perotti. A Bari, nell’area un tempo occupata dalla saracinesca del lungomare o ecomostro, oggi sorge il “Parco della Legalità”, nato da una demolizione e un’espropriazione che i giudici della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (CEDU) hanno ritenuto illegittima.

Nel caso del bubbone non si è neppure arrivati a Strasburgo e il rischio di un maxi risarcimento, nell’ipotesi della demolizione, è per lo meno ipotizzabile. Restiamo alla finestra, nella speranza di non dover raccontare un altro caso di errori amministrativi costati cari ai cittadini, come tanti ce ne sono stati finora in Italia. Perché la proprietà ha funzione sociale, ma è noto a tutti che si riesce a essere bravi socialisti col portafoglio degli altri.

 

 

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