Il “radio taxi 118” continua a riservare sorprese e regalare perle agli amanti delle buone storie da raccontare. Sulla pessima abitudine di adoperare il servizio di emergenza-urgenza salvavita come fosse un mezzo pubblico di trasporto, abbiamo scritto più vole in passato, ma in questo caso siamo a livelli forse imbattibili.

Sono circa le 6 del mattino, l’ambulanza si reca sul posto, ma le indicazioni ricevute non sono sufficienti a individuare la destinazione con precisione chirurgica, così il mezzo accosta al marciapiede coi lampeggiatori accesi e il medico dell’equipaggio si fa mettere in contatto con l’utente dalla Centrale operativa.

La voce risponde al telefono in maniera inequivocabile: “Ahò”. “Sono il medico del 118 vorrei sape… tu..tu..tu…”. dall’altra parte gli chiudono il telefono in faccia. Tutto intorno, nel frattempo, la città inizia a risvegliarsi. Un uomo parte per la sua corsa mattutina, una donna va via in macchina, un signore in tuta esce di casa, si ferma all’angolo, e guarda l’ambulanza, senza muovere un passo.

A bordo del mezzo sono tutti perplessi, ma c’è una vita da soccorrere. Il medico richiama il cittadino e passa il telefono all’autista per permettergli di avere indicazioni di prima mano. Il telefono squilla, una, due, tre volte. L’uomo in tuta porta la mano alla tasca, estrae l’apparecchio e risponde. L’equipaggio è sbigottito. Vorrebbero chiedergli per quale caspita di motivo è rimasto immobile a guardare l’ambulanza anzi che farsi avanti, ma c’è una vita da soccorrere.

Si avviano verso il portone di casa seguendo l’uomo in tuta, convinti di dover salire a visitare qualcuno che sta male, ma una volta entrati nell’androne trovano un ragazzo già vestito e pronto che li attende per andare in ospedale. Il paziente è lui. “Guardi che prima lo devo visitare” sbotta il medico. “Ci ho già pensato io – replica secco l’uomo in tuta – e poi è già tutto pagato dal servizio pubblico, quindi muoviti”. In dialetto, lo sappiamo, rende molto meglio, ma la sostanza non cambia: quando l’uomo con la tuta incontra il medico del 118, l’uomo con la tuta ha già fatto la diagnosi e non c’è altro da aggiungere. E poi non si paga.

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