Un uomo del Barese e un amico sono andati ieri mattina in una caletta di Torre a Mare, oltre lo Ske, là dove la strada è praticamente crollata e con l’auto non si arriva, il solo intento dei due è quello di trascorrere qualche ora al sole, complice la gradevole giornata.

Una volta a riva, decidono di rinfrescarsi un po’ con i piedi a mollo, visto che, data l’improvvisata, non hanno portato neanche il costume da bagno. Quello che doveva essere solo un momento di svago, purtroppo rischia ora di trasformarsi in un incubo.

Uno dei due, infatti, viene punto al piede destro da una siringa gettata per terra e nascosta dalla sabbia, simile a quelle da insulina, stando a quanto riferisce. Ovviamente preoccupati, si recano immediatamente al pronto soccorso dell’ospedale Di Venere, dove l’uomo viene visitato dopo aver atteso il proprio turno per circa due ore.

Espletate tutte le formalità, all’uomo viene prelevato un campione di sangue per le analisi necessarie: “Torni domani verso le 13, un’ora prima che finisce il mio turno ” gli dice il medico, sempre stando a quanto ci dice il malcapitato “così le do direttamente io il referto e vediamo insieme il da farsi”.

Stamattina, come d’accordo, il poveretto torna in ospedale dove, dopo aver atteso inutilmente fino alle 14:30 e non aver potuto incontrare lo stesso dottore, fa un’altra amara scoperta: “Dobbiamo rifare il prelievo, il suo campione di sangue non si trova” gli avrebbero detto in maniera più o meno testuale.

Ora, va da sé che quest’uomo, fosse tutto accertato, è veramente sfortunato, ma la questione non è questa. Da un lato c’è il problema delle siringhe abbandonate, come purtroppo abbiamo documentato diverse volte nel corso degli ultimi mesi, dall’altro lato c’è la custodia e la manipolazione dei campioni biologici. Fosse accertato, smarrire una provetta di sangue è fatto gravissimo, su cui invitiamo sia la Asl di Bari che i dirigenti del Di Venere a fare subito chiarezza.

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