“Adesso inizio a stare un po meglio, ma al solo pensiero ricomincio a tremare”. Comincia così il racconto di un giovane imprenditore di Bari, trasferito nella villa a Noicattaro in questi giorni di gran caldo, vittima di una rapina la scorsa settimana.

Dopo aver trascorso la serata tra Bari e San Michele, l’uomo rientra a casa verso l’una di notte a bordo della sua auto, un’Audi station wagon di grossa cilindrata. Varca il cancello che delimita il giardino, e appena uscito dalla macchina vede tre figure incappucciate sbucare dal buio, saltare giù dal muro di recinzione e corrergli incontro.

Capisce cosa sta accadendo, si volta e inizia a correre verso l’ingresso, ma inciampa e cade rovinosamente a terra. Questione di un attimo, uno dei tre gli è subito addosso e lo immobilizza, minacciandolo e intimando di tenere la testa bassa, di non guardali negli occhi se non vuole ricevere un colpo di giravite in faccia.

“Prendete tutto quello che volte – gli ho detto alzando le mani -. Forse proprio questo mio gesto di resa, unito al fatto che fossi visibilmente spaventato, ha evitato che mi pestassero. Mi hanno strappato l’orologio, un anello e la catenina, si sono fatti consegnare le chiavi della macchina e il cellulare”.

“Pensavo che fosse tutto finito – sospira – e invece hanno detto di voler entrare in casa per svuotare la cassaforte e portare via soldi e gioielli. Ho pensato a mia moglie, a mio figlio piccolo che dormiva, e ho avuto veramente paura. Se fossero entrati non so come sarebbe andata a finire”.

“Non ce l’ho la cassaforte, ho detto, prendete la macchina, predente i soldi e andatevene, avete già quello che volete – racconta –  ed è vero, in casa non c’è nulla di valore. Hanno insistito per entrare, forse non mi credevano, non lo so, ci siamo messi a discutere. A un certo punto di questo tira e molla si è affacciato il vicino, credo svegliato dalle voci, così lo hanno minacciato e fatto tornare dentro, a quel punto se sono scappati lanciandomi i documenti e le chiavi che avevo lasciato in macchina, seguiti dal complice che era rimasto fuori a bordo di un’altra auto”.

“A giudicare dall’accento penso fossero dei dintorni, non necessariamente di Bari, ma dei paraggi. Sono stato nelle loro mani per una decina di minuti, qualcosa in meno, il tempo non passava mai – conclude -. Se ci penso mi vengono ancora i brividi”.

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