A Bari agli arresti domiciliari mentre a Milano i giudici chiedono l’archiviazione. Una situazione paradossale si è cucita attorno a Francesco Bellomo, l’ex consigliere di Stato accusato di atti persecutori e violenze private nei confronti di quattro allieve nella scuola di magistratura.

Bellomo, secondo la denuncia di alcune sue borsiste, imponeva un dress code fatto di tacchi a spillo e minigonne. Per i pm milanesi su l’ex giudice non sono emersi atti idonei ad integrare una condotta di sopraffazione ne comportamenti che potevano incidere sulla serenità e integrità psicofisica delle allieve. Inoltre i giudici del Tribunale di Milano hanno sottolineato che tra Bellomo e le sue borsiste c’erano scambi reciproci di messaggi e che quindi un comportamento simili non rientra negli atti persecutori.

Intanto l’ex consigliere di Stato è ai domiciliari a Bari dove è stato accusato di estorsione e maltrattamenti nei confronti delle sue “tacchettine” e di calunnia nei riguardi del premier Giuseppe Conte. Bellomo ha negato tutto durante i colloqui con i magistrati e i suoi avvocati hanno chiesto la revoca degli arresti domiciliari.

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