Il primario del reparto di Ginecologia dell’ospedale San Giacomo di Monopoli, Sabino Santamato, agli arresti domiciliari, e il suo collega cardiologo Francesco Fino, sottoposto a obbligo di dimora, hanno deciso di rispondere alle domande del Gip che sta indagando sul caso dei così detti furbetti del cartellino. Il San Giacomo è stato letteralmente travolto dall’inchiesta, con 46 persone indagate, tra loro 33 sono finiti ai domiciliari o sottoposti all’obbligo di dimora, una valanga di misure che ha costretto nei giorni scorsi la Asl a rivedere il piano degli interventi.

Michele Laforgia, difensore di Santamato, ha intenzione di presentare per il suo assistito la revoca della misura cautelare. Secondo Laforgia, Santamato in quanto dirigente medico di unità operativa complessa gode dell’orario flessibile e per cui vige da contratto la possibilità di recupero ore, dunque non ha commesso alcun reato.

Diversa la tesi del cardiologo Fino, difeso dall’avvocato Alberto Sardano secondo cui tutte le uscite erano autorizzate; in alcuni casi si trattava addirittura di giorni in cui il medico, pur in ferie, era stato richiamato, e per i quali doveva poi documentare il rientro in servizio. Anche per Fino sarà chiesta la revoca della misura.

Si sono invece avvalsi della facoltà di non rispondere gli altri sei primari arrestati, Angelamaria Todisco, del reparto Immunotrasfusionale, Gianluigi Di Giulio di Radiodiagnostica, Rinaldo Dibello di Endoscopia, Egidio Dalena di Otorinolaringoiatria, Vincenzo Lopriore di Cardiologia e Filippo Serafino del Pronto Soccorso, al pari di altri 9 indagati tra medici, infermieri e personale tecnico dell’ospedale.

Il Consiglio dell’Ordine dei Medici di Bari ha intanto aperto un fascicolo disciplinare a carico dei 16 medici coinvolti; sospesi dall’esercizio della professione gli 8 sottoposti a misura cautelare: “Non è una sanzione disciplinare, ma è un provvedimento automatico disposto per legge, da applicarsi a medici che sono sottoposti a limitazioni della libertà personale” spiega una nota dell’Ordine “Prima di poter agire disciplinarmente, l’Ordine è tenuto ad attendere l’esito del procedimento penale. Qualunque sanzione disciplinare potrà quindi essere comminata solo in seguito all’accertamento dei fatti e a condanna definitiva dei medici coinvolti”

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