A Bari non si placa l’ondata di controlli sui venditori di pesce per strada. Dopo i recenti blitz al molo San Nicola, probabilmente da qualche parte nelle stanze dei bottini è stato dato l’ordine di tenere gli occhi bene aperti. Stamattina alcuni agenti della Polizia Locale hanno fermato per le vide del quartiere Libertà il 73enne Giuseppe Amoruso, ultimo discendente di una famiglia di pescatori dalla lunga tradizione.

Amoruso percepisce circa 500euro di pensione, è titolare di una licenza e per ormeggiare la sua barca in un molo all’interno del Cus, paga 215euro al mese. La licenza gli consente di vendere il pescato dall’interno della sua imbarcazione, o al massimo sulla battigia, che però non ha praticamente contatto col pubblico. Per questo, ormai da 60 anni, se ne va in giro con un carretto nel tentativo di guadagnare qualche soldo dalla modesta quantità di pesce che riesce a tirar su ogni giorno.

Stamattina è incappato nei controlli degli agenti. L’uomo, in quel frangente sprovvisto di tutti i documenti, è stato accompagnato a prenderli da qualcuno fino all’imbarcazione. Quando è tornato, ha trovato i personale della Polizia Locale che versava nelle caditoie l’acqua con cui era irrorato il pesce, mentre tutto il frutto del suo lavoro veniva caricato sui furgoni in dotazione al Corpo, verosimilmente destinato alla distruzione.

La situazione non è sfuggita ai passanti, tra chi invoca la tolleranza zero e chi, di contro, chiedeva un trattamento di riguardo per l’anziano pescatore, il cui pesce a quanto pare non ha mai fatto male a nessuno. Quella di oggi è solo l’ultima vicenda del conflitto ancora irrisolto di questa città tra tradizione, da un lato, e sicurezza e igiene dall’altro.

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