Nuova bufera su Rosangela Colucci, uno dei presidi più chiacchierati del Barese. Il capo d’Istituto dell’alberghiero Perotti è stata nominata presidente di commissione d’esame per la prossima maturità. Il suo nome compare negli elenchi ufficiali del Ministero della Pubblica Istruzione. Tutto nella norma non fosse che Rosangela Colucci, accusata dallo stesso sindaco Decaro di aver fatto campagna elettorale a scuola, è sotto processo.

La cosa deve essere sfuggita ad Anna Cammalleri, numero uno dell’Ufficio scolastico regionale della Puglia. Eppure, la circolare del Ministero della Pubblica Istruzione parla chiaro: avere in corso procedimenti penali per i quali sia stata formalmente iniziata l’azione penale è una condizione personale ostativa non solo a ricoprire il ruolo di presidente, ma persino quello di commissario.

Alcune settimane fa al Perotti avevano fatto irruzione alcuni uomini della Polizia Locale. In tanti pensarono potesse trattarsi di fatti relativi alla campagna elettorale, ma poi si è scoperto il reale motivo della visita. La Polizia Locale è stata incaricata di notificare ad alcuni professori la citazione a comparire il prossimo 7 novembre, alle 10, dinanzi alla Terza Sezione Penale – Collegiale – del Tribunale di Bari, presso il Palazzo di Giustizia in via Dioguardi.

Imputata è appunto la preside Rosangela Colucci. A far scattare le indagini, sfociate poi in un processo, era stato un esposto anonimo particolamente meticoloso. Esposto che ha trovato conferma nel lavoro del pm e del gup. L’accusa è quella di aver taroccato il verbale che ha consentito la promozione a uno studente privatista, i reati contestati sono il falso e l’abuso d’ufficio. La vicenda è datata, ma sempre attuale considerando i tempi della giustizia italiana.

Lo studente si presenta per sostenere gli esami a sessione unica per conseguire l’idoneità alla classe quarta, quinta e l’ammissione agli esami di Stato. Dopo le prove – a detta del pubblico ministero – lo studente aveva riportato insufficienze gravi in matematica, italiano, inglese, storia e in economia sulla gestione delle aziende ristorative. I decenti delle materie incriminate avevano espresso in Consiglio di classe un giudizio negativo sull’ammissione agli esami di Stato, ma anche sulla stessa promozione. Secondo la ricostruzione del pubblico ministero, Rosangela Colucci, preside e presidente del Consiglio di classe, avrebbe chiuso il verbale di classe ridimensionando i giudizi negativi espressi dai colleghi di matematica, inglese, economia e italiano.

Il gup, poi, scrisse che la Colucci avrebbe quindi procurato “un ingiusto vantaggio” allo studente privatista, consentendo il passaggio alla quinta classe. La preside ha sempre annunciato come il suo operato fosse corretto. La normativa, infatti, formalmente non impone l’obbligo di riportare nel verbale di scrutinio il giudizio espresso dai docenti. Il privatista fu giudicato idoneo a frequentare la quinta classe, ma non a sostenere gli esami di Stato.

Idoneità che sarebbe stata riconosciuta a maggioranza dai componenti del Consiglio di classe. Saranno i giudici a stabilire se sono stati commessi reati in quella occasione, ma la forma non cambia la sostanza: la preside Colucci, in virtù della sua imputazione nel procedimento penale non sarebbe potuta essere nominata commissario o presidente della Commissione d’esame.

Se uno studende dovesse essere bocciato potrà impugnare la decisione di quella commissione essendo pare illegittima la nomina a presidente della Colucci. Perché per il bene di tutti non si è evitata la nomina in attesa del compimento del giudizio? Le domande senza risposta sono tante. La speranza è che i candidati siano preperati, in modo da evitare rogne di qualunque tipo.

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