Dopo un’attesa lunga 38 anni, chiunque avrebbe perso la pazienza o si sarebbe arreso, ma non Martino Scialpi, il giocatore che aspetta ancora di ricevere il pagamento della sua schedina vincente. La giocata al Totocalcio del primo novembre 1981 gli avrebbe dovuto fruttare poco più di un miliardo di vecchie lire, al netto di tutto ormai siamo a circa 10 milioni di euro.

La misura tuttavia è colma, soprattutto dopo l’ultima richiesta di accesso agli atti. “Abbiamo la documentazione necessaria – sostiene Gugliemo Boccia, legale dello scommettitore in credito col Coni – per dimostrare le nostre ragioni oltre ogni dubbio”. Per questa ragione lo scorso 24 aprile, Boccia ha scritto alla società “Sport e Salute”, oggi cassa del Coni al posto della Coni Servizi. “Facciamo appello al governo giallo-verde, autodefinitosi del cambiamento e della trasparenza – continua il legale – chiediamo di essere incontrati per evitare che la storia possa avere altri strascichi”.

Sì, perché se davvero le cose stanno come dichiarato nell’intervista dall’avvocato e da Martino Scialpi, qualcuno rischia grosso. “Intervenga il sottosegretario Giorgetti della Lega – incalza Boccia – del resto la società che fa da cassa al Coni è di natura politica e fa riferimento proprio al Carroccio”. Scialpi è pronto a tutto, non si arrenderà certo ora, dopo un’attesa di 38 anni.

“Quei soldi mi spettavano e mi spettano – tuona Martino Scialpi – ho ancora fiducia nella giustizia e nelle istituzioni, pertanto confido in una convocazione, in modo tale da mostrate i documenti che sanciscono la verità dei fatti e di conseguenza fissare un ulteriore incontro per stabilire l’ammontare e le modalità di una eventuale transazione. In caso contrario ognuna delle persone coinvolte dovrà rispondere del proprio comportamento in Tribunale. Io non mollo”.

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