La bagarre scatenata dalla lettera di invito al voto mandata dalla preside Rosangela Colucci, candidata in una lista che sostiene il sindaco uscende e candidato per il centrosinistra, Antonio Decaro, potrebbe avere strascichi extra elettorali. Riceviamo e pubblichiamo una lettera inviataci da un professore. Recentemente una parte del personale dell’istituto Perotti aveva inviato una nota per prendere le distanze, affermando di essere stati “coinvolti nostro malgrado in azioni lesive della loro funzione di educatori e della dignità personale, poiché il materiale distribuito era chiuso e spillato e pertanto il contenuto non visibile”.

LA LETTERA DEL PROFESSORE – Siamo arrivati al dunque di questa storia grottesca, ovvero “il pesce puzza” davvero dalla testa come si dice? A ben vedere, la condotta non propriamente corretta di questa dirigente scolastica era già nota ai più, oltre che varie volte denunciata da questo giornale. Ma lei è sempre rimasta al suo posto anzi, come “premio” ha avuto la reggenza di un istituto comprensivo di Monopoli prima e della scuola media Amedeo d’Aosta poi.

Amica della Camalleri alla quale pare la preside Colucci abbia  in varie occasioni risolto il pranzo con manicaretti preparati dai cuochi della “sua” scuola, l’alberghiero Armando Perotti. La preside ha persino ospitato il ministro Bussetti in quell’istituto, alla faccia dei prestigiosi licei che abbiamo in città.

La leggerezza di tanta sfacciataggine nel consegnare le lettere elettorali sembra avere l’odore delle spalle coperte. Se lo chiedono e ce lo chiediamo in tanti ormai. Così come sarebbe opportuno sapere come sia possibile che il Provveditorato, e il MIUR sopra di lui, non prenda provvedimenti seri e risolutivi, che siano un’esternazione di rispetto per chi nella scuola lavora, credendo seriamente a ciò che rappresenta.

Per chi suda e si spende, a dispetto di riservate ricattatorie, intimidazioni, umiliazioni fuori posto, scambi di favori e tutto ciò che cozza con la didattica. In tutto questo si dimentica che i ragazzi osservano, capiscono, considerano. Una scuola dove l’esempio “non insegna” ha fallito la sua missione educativa.

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