La Fiat Punto e la Fiat 16 della Polizia Locale di Adelfia rimaste coinvolte nell’assurdo incidente del Primo Maggio scorso, sono state messe a disposizione dell’autorità giudiziaria una settimana dopo i fatti. La disposizione porta la firma del comandante Marco Zatelli, che ieri è si è recato in Procura. Perché aspettare sette giorni, lasciando che chiunque – persino la pioggia – potesse comprometterne lo stato? E soprattutto perché non è stato avviato subito un procedimento disciplinare per la sospensione precauzionale dei due marescialli?

In una nota, lo stesso comandante aveva dichiarato che la notizia dello speronamento ai danni del maresciallo Giuseppe Distinto, ad opera del collega Vito Panarelli, su via Bachelet, era una falsa perché nessuno dei quattro vigili urbani in servizio gli avevano riferito nulla. La comunicazione era arrivata lo stesso pomeriggio in cui Zatelli era andato a ritirare le pistole ai suoi sottoposti, in attesa di chiarire quanto successo. La decisione può essere stata presa solo a causa della lettura del nostro articolo?

Sulla vicenda, che troverebbe spiegazioni negli screzi tra i due marescialli coinvolti, non c’è ancora un’inchiesta formale, seppure i Carabinieri di Adelfia stanno svolgendo alcuni approfondimenti su loro iniziativa prima verosimilmente di chiedere la delega alla Procura. I militari dell’Arma stanno continuando a sentire possibili testimoni, compreso Michele Labianca. Ai nostri microfoni l’ex maresciallo dell’areonautica 75enne aveva detto di aver visto tutta la scena, raccontandola nel dettaglio, spiegando come l’accaduto fosse avvenuto alla presenza di altre persone. L’astio tra i due, come detto, proverrebbe da lontano. Se modificano il regolamento della Polizia Locale, il maresciallo Distinto sarebbe il più alto in grado, l’unico a potersi fregiare del grado di ispettore superiore. A Fine anni 90, poi, Panarelli sarebbe ricorso al Tar – perdendo – proprio contro la circostanza il mancato riconoscimento dei gradi anelati, al contrario dei colleghi Distinto, Palombella, Gargano e Desandi.

Tornando a quel giorno, le domande senza risposta sono ancora tante. Peché se l’astio fra i due marescialli era noto a tutti, sono stati messi insieme quella mattina? Perché la variazione dell’ordine di servizio, con l’aggiunta del presidio al lavaggio strade, è stata comunicata a un vigile che il Primo Maggio non era neppure in servizio e non a Distinto, il più alto in grado? E Quando è stata fatta quella variazione e perché a scriverla è stato il collega al quale si è rivolto il comandate? Perché, come in altri casi, il comandante non ha inviato la variazioni o coumunicazioni improvvise a Distinto con un messaggio Whatsapp, lo stesso sistema impiagato in questi giorni per sollecitare al maresciallo la relazione su quanto accaduto? È vero che il maresciallo Panarelli ha chiesto a uno degli operatori della nettezza urbana, con il contratto in scadenza, di registrare una testimonianza secondo la quale dichiarava di averlo visto da solo in servizio per il lavaggio strade da solo e non in compagnia del collega Distinto?

È vero che in passato un vigile è stato beccato in servizio in uno stato alterato e che in un caso ha addirittura messo mano alla pistola, mentre in altre occasioni ha preso a calci una porta all’interno del Comando e in un’altra avrebbe ammaccato l’auto di servizio durante l’ultimo dei tre giorni di festa in onore di San Trifone? Fosse vero che provvedimenti sono stati presi nei suoi confronti? È vero che in un’alta occasione uno dei marescialli coinvolti nello speronamento del Primo Maggio ha alzato le mani sull’altro protagonista del fatto increscioso? Fosse vero quali provvedimenti sono stati presi?

C’è poi la domanda delle domane: perché il maresciallo Panarelli quel mercoledì, giorno di festa, era in servizio, avendo un contratto di 18 ore settimanali per di più da accumulare nei soli giorni di lunedì e giovedì? Il maresciallo – lo ricordinamo – era stato al centro di alcune polemiche, proprio a causa dei premi riservati ai dipendenti comunali, incassati per intero e non a metà come previsto dal suo contratto. Cisrcostanza denunciata in maniera formale anche dal maresciallo Distinto e dal testimone Labianca, quest’ultimo coinvolto in un altro episodio di cronaca la cui controparte era proprio il maresciallo Panarelli. Il pagamento di quel premio, anche dopo l’intervento dell’amministrazione comunale era stato regolarizzato e quindi dimezzato.

È vero che il comandante Zatelli nel suo primo periodo adelfiese era ospitato, o comunque soggiornasse per alcuni periodi, in una proprietà di Panarelli? E questo può aver influito sulla gestione dei rapporti all’interno del Corpo della Polizia Locale di Adelfia? E quanto incide il rapporto di parentela di uno dei vigili con uno degli assessori comunali? Si tratta solo di alcuni questiti a cui bisogna dare risposte precise per evitare che si continuino a generare stati di tensione preoccupanti, tanto da generare episodi cosi incresciosi ed essere costretti al ritiro delle pistole.

Qualche risposta, forse, potrebbe arrivare questo pomeriggio, durante la riunione congiunta della Prima Commissione consiliare e quella che si occpupa di Controllo e Garanzia.

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