Un odore nauseabondo, muri corrosi dall’umidità, vermi e insetti che escono dalle tubature scoperte e acqua putrida che sgorga dalla fogna. La casa comunale data a Nicola e alla sua famiglia, in emergenza abitativa, non è un giaciglio dove possono continuare la loro vita in modo sereno e soprattutto sano.

L’appartamento è stato consegnato a Nicola a dicembre 2018 e, dopo aver fatto gli opportuni allacci a gas, luce ed elettricità, sono incominciate ad arrivare le bollette, nonostante in quella casa ci abbiano vissuto una sola settimana. “Viviamo tutti e 4 in una stanza a casa di mia madre – aggiunge Nicola – ma non possiamo continuare così. I mobili che abbiamo lasciato dentro si stanno rovinando e non so se potremmo riutilizzarli”.

Oltre ad alcune complicazioni fisiche che lo costringono a convivere con le stampelle, Nicola ha due figlie, di 8 e 13 anni con problemi di allergie. “Come si può vivere degnamente in una casa del genere?”.

La stessa considerazione Nicola l’ha fatta anche al Comune di Bari, che dopo molteplici messaggi, secondo quanto raccontato da lui, gli ha risposto che l’avrebbero data ad altri. “Il geometra del Comune è venuto e ha fatto fare qualche ritocco, ma non hanno risolto nulla. Questa casa dovrebbe essere dichiarata inagibile. Nessuno può viverci, la puzza è talmente forte che non si riesce a stare dentro”.

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