Tutto sarebbe iniziato dopo un alterco fuori dal locale, meno di un mese fa. Alcuni ragazzi, parenti di poliziotti, se le menano. La lite – a sentire il proprietario del locale – sarebbe avvenuta all’esterno della discoteca. Un gruppo di ragazzi contro un altro, stando a sentire alcuni racconti. La dinamica esatta non si conosce. Ai Carabinieri sono state fornite le immagini delle telecamere del circuito di videosorveglianza e il ragazzo messo peggio sarebbe stato invitato a raggiungere il pronto soccorso più vicino per farsi refertare.

Il locale in questione è in via Napoleone Colajanni. Si tratta del 1203, l’ex Gilda per intenderci, al quartiere San Pasquale di Bari, quello oggetto del blitz di sabato scorso, per cui la Questura ha chiesto al Sindaco Decaro la revoca definitiva dell’agibilità. Una mazzata tremenda per l’imprenditore, che ha investito alcune centinaia di migliaia di euro per riportare in auge il locale caduto in disgrazia.

Marco Salomone non evita le nostre domande e risponde alle accuse che gli vengono mosse. “Seppure abbiamo stampato 150 braccialetti, ovvero quelli per la capienza massima del locale – spiega Salomone – c’erano molte più persone, non mi nascondo dietro l’evidenza”. E neppure il fatto che la maggior parte dei locali baresi non rispetti la capienza massima è un alibi.

Gli agenti della Polizia di Stato e della Municipale erano fuori dal 1203, in via Colajanni e non in viale Einaudi come detto per evitare di fare il nome del locale, molto tempo prima rispetto all’avvio della serata. Sono intervenute solo quando era avvenuto il maggior afflusso, tenendo conto di un esposto presentato il giorno prima, pare da un genitore che sapesse cosa sarebbe successo l’indomani.

“Non ho ancora fatto l’accesso agli atti – continua Salomone – e per questo non posso sapere se siamo stati demonizzati perché evidentemente stiamo facendo bene o se siamo semplicemente dei delinquenti”. Purtroppo Bari è piena di delinquenti, che al contrario di Salomone e altri imprenditori, organizzano feste abusive senza la minima autorizzazione e rispetto delle regole. Probabili trappole, anche per minorenni. “Noi rispondiamo di ciò che ci viene imputato – continua l’imprenditore – non posso sapere come vengono organizzati i controlli e perché chi fa ballare senza regole non subisce le stesse attenzioni”.

Per la cronaca, al 1203 potrebbero essere contenute anche oltre 300 persone, ma essendoci solo due uscite di sicurezza la legge non consente di andare oltre le 150. Tra amici, amici degli amici, pr e altro, come dappertutto spesso si va oltre, tuttavia in questo caso mai toccando numeri che possano mettere a repentaglio la vita dei clienti. Il locale ha subito altri accertamenti fin dalla sua riapertura e ha sempre dimostrato la propria regolarità. Si tratta di un posto ben frequentato in cui si organizzano cene con musica oltre che serate a tema in discoteca per varie fasce d’età, offrendo un intrattenimento sano e diverso dal solito. Sulla questione relativa ai minori accompagnati, Salomone spiega che non tutti i genitori dopo aver portato i propri figli restano fuori parcheggiati in macchina. Molti, proprio perché si fidano dell’organizzazione del locale, vanno a casa e tornano a riprenderli.

“Ho il massimo rispetto per il lavoro della Polizia Amministrativa e operiamo sempre nella massima trasparenza e legalità – dice rammaricato Salomone -. Purtroppo l’Italia è un paese in cui si fanno prima i processi mediatici risponderemo di quanto siamo accusati”. Intanto l’avvocato che si sta occupando della vicenda insieme al titolare dovrà spiegare perché un dipendente abbia prodotto agli accertatori un documento che non corrispondeva alla regolare autorizzazione; documento poi fornito in originale dallo stesso Salomone ed evidentemente non contraffatto. “Per questa questione – specifica – sto facendo anche i miei accertamenti”.

Siamo di fronte al più classico dei paradossi all’italiana. Ci si accanisce contro chi prova in qualche modo a fare impresa e a districarsi fra i cavilli di una legislazione di varia interpretazione, ma si lasciano agire nel più totale abusivismo organizzatori di feste e serate, persino pubblicizzate su facebook senza la minima preoccupazione di subire un controllo, magari a sorpresa. Nessun alibi, s’intende, ma tanti aspetti non tornano.

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