Se non siamo alle pezze, poco ci manca, quanto meno, volano gli stracci. Quest’oggi si sarebbe dovuto tenere la seduta di Consiglio comunale monotematico, chiesto dall’opposizione, per discutere della Cassa prestanza. Come ormai ci ha abituati questa maggioranza, la convocazione è andata deserta, si spera che lo stesso non succeda domani, per la seconda convocazione. Fatto sta che questa di oggi è stata probabilmente la goccia che ha fatto traboccare il vaso.

Sei dipendenti comunali hanno infatti protocollato, e consegnato di persona ai consiglieri presenti, una formarle richiesta indirizzata al sindaco, Antonio Decaro, affinché consegni i libri contabili della Cassa prestanza in Tribunale. In pratica, chiedono che vada in fallimento.

A chi pensa che si tratti di un controsenso, in realtà è una scelta che poggia su solide basi. Affidare la vicenda nelle mani di un liquidatore, permetterebbe a quest’ultimo di scavare a fondo nella vicenda, accertando le responsabilità anche penali, nel caso ce ne fossero, e permetterebbe di capire dove sono finite le decine di milioni di euro svanite nel nulla. Per essere precisi, al fine di liquidare tutti, servirebbero 30 milioni, in cassa al momento ce ne sono poco meno di 4. Più che un buco, è una voragine.

Portare i libri contabili in Tribunale permettere di sgomberare il campo dalle chiacchiere e lasciare spazio ai fatti, quelli accertabili dal liquidatore, almeno fino dove gli consentono i suoi poteri. In più, eviterebbe soluzioni fantasiose, come quella ventilata di liquidare solo i già pensionati, lasciando tutti gli altri con un cerino in mano, ma forse un’indagine approfondita non conviene particolarmente in questo periodo elettorale.

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