La lotta ai venditori abusivi segna un nuovo punto a favore della legalità e dei commercianti onesti. Quest’oggi la Polizia Locale di Bari ha elevato una sanzione di 5mila euro a un ambulante non autorizzato che è solito appostarsi vicino al Castello. Gli agenti hanno anche provveduto a sequestrare la merce in vendita, frutta e verdura che saranno devolute alle associazioni in beneficenza, ed hanno sequestrato la carta di circolazione e la macchina, utilizzata come bancarella.

Messa così la notizia, nuda e cruda, non lascia spazio ad altro se non alla cronaca. Il signore in questione violava la legge, praticando concorrenza sleale ai venditori onesti che pagano le tasse: affitto, dipendenti, bollette, tributi e via dicendo. Tutto assolutamente sacrosanto e legittimo.

Quello che la cronaca non dice è che l’abusivo in questione, Mimmo, ha 80 anni, riceve dallo Stato 500 euro al mese di pensione e dalla vendita di frutta e verdura porta a casa 20-30 euro al giorno. Un dramma.

Un dramma personale che si scontra con i legittimi e sacrosanti diritti di chi invece opera nel rispetto della legge. Il punto è proprio questo. Quando vicende umane di oggettiva difficoltà si scontrano con i diritti e il rispetto della legalità, diventa un problema di tutti.

Lui ha sbagliato e nulla si può imputare né alle lamentele dei commercianti né ai tutori della Legge. Sebbene il conto salatissimo dell’errore ricada tutto sulle spalle di Mimmo, da questo scontro tra diritti ne usciamo tutti sconfitti. Uno stato di cose, un sistema, una città, che costringe un signore di 80 anni a vendere frutta abusivamente sul ciglio della strada, non è giusto. Sopratutto quando, in altri angoli non lontani di quella stessa città, tanti altri trovano altri espedienti abusivi per portare avanti la loro baracca.

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