Alla fine l’evento è stato annullato “per evitare strumentalizzazioni”, ha detto il presidente del Consiglio regionale pugliese, Mario Loizzo, ma la presenza dell’ex brigatista Alberto Franceschini al quinto appuntamento del progetto ‘Moro: Educatore’, in programma giovedì 14 marzo a Bari, proprio non gli era andata giù. Lui è Potito Perruggini, presidente dell’Osservatorio ‘Anni di Piombo’ e nipote del Brigadiere Giuseppe Ciotta, caduto il 12 marzo del 1977 sotto i colpi sparati da Enrico Galmozzi.

“Le Istituzioni – ha detto fermamente – non devono ospitare chi si è macchiato di reati contro lo Stato italiano, sarebbe come invitare Brusca per parlare di mafia. Il fatto che l’evento, in cui erano previsti 400 studenti, avesse l’avallo dell’Ufficio Scolastico Regionale, è ancora più grave. Il messaggio che si sarebbe lanciato alle nuove generazioni sarebbe stato pericoloso”.

“Senza nulla togliere all’esperienza del direttore di TgNorba, Vincenzo Magistà, – ha aggiunto Perruggini in merito all’evento in questione – diventa difficile bilanciare contrastare un protagonista che ha rilasciato decine di interviste e centinaia di ore di interrogatori. Come Osservatorio noi stiamo cercando di consentire un confronto, ma che sia bilanciato, con la presenza di esperti, che serva possibilmente anche a una riconciliazione storica, prima che scompaiano tutti”.

“Stiamo correndo il rischio trasformare i carnefici in vittime – ha evidenziato – chi invece non ha ancora dato il giusto contributo, dovrebbe farlo prima che sia troppo tardi. La settimana scorsa è morto l’ambasciatore degli Stati Uniti in Italia di quegli anni, Cossiga è morto, Andreotti anche, rischiamo da un momento all’altro di perdere tutti i testimoni fondamentali per mettere insieme i pezzi e capire questo puzzle, su cui c’è ancora molto da dire e da chiarire”.

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