Si rivolge a un medico perché in un’occasione il preservativo gli fa arrossare il glande, questi gli prescrive una pomata e poi propone il taglio del frenulo breve, ma dopo un intervento di routine qualcosa va storta e la sua vita sessuale è rovinata per sempre.

Inizia così il calvario lungo 14 anni di un 59enne barese, che non ha ancora superato il trauma emotivo che l’intervento gli ha causato. Non vi racconteremo la storia dal punto di vista delle carte bollate e processuali, ma sotto l’aspetto umano. La storia di un uomo distrutto nel vedere il proprio pene malridotto esteticamente e più corto di almeno 3 o 4 centimetri.

Fino all’età di 45 anni Nicola ha una vita sessuale regolare, con un unico inconveniente. La conformazione del suo membro, col frenulo breve, provocava spesso la rottura del preservativo. Nell’occasione dell’arrossamento, il medico curante consiglia la visita da uno specialista e lui si rivolge al Policlinico. Per la seconda visita lo specialista lo invita a raggiungerlo presso la clinica La Madonnina.

Il medico prescrive una pomata e il glande torna normale, ma in quell’occasione il dottore invita Nicola di sottoporsi a un piccolo intervento: il taglio del frenulo breve. Il paziente è timoroso, ha paura che qualcosa vada storta, ma poi si convince anche contro il parere del suo medico curante. In sala operatoria scherza: “Dottore, ma dopo lo potrò usare di nuovo?”. Il medico lo rassicura e procede col taglio.

Tra le accuse mosse dal paziente alla società proprietaria della clinica e al personale coinvolto, c’è quella di non essere stato adeguatamente informato sulle possibili conseguenze dell’intervento. Fin da subito Nicola si accorge che qualcosa è andata storta, ritorna dallo specialista per avere conforto, ma il suggerimento è quello di procedere a un nuovo intervento.

Dopo due anni di completa inattività sessuale, purtroppo per lui prima della seconda CTU, perché convinto dal suo legale e dal primo consulente nominato dal giudice di avere ragione, si sottopone alla seconda operazione: una circoncisione per liberare il glande rimasto imprigionato. La situazione migliora, ma il normale uso del pene non è più possibile. Informazione detta in maniera chiara dall’altro chirurgo prima di intervenire.

Pur emergendo dagli atti contraddizioni e negligenze, l’uomo non riesce ad ottenere piena giustizia né in primo né in secondo grado. Nicola non si rassegna e si rivolge all’avvocato Leopoldo Di Nanna, presidente nazionale dell’associazione Forza dei Consumatori. Sarà lui a portare la questione in Cassazione. “Non auguro a nessuno quello che è successo a me – dice amareggiato Nicola -. Posso solo consigliare di rivolgersi a medici davvero esperti, che sanno il fatto loro. A me è stata rovinata la vita, non solo dal punto di vista sessuale”.

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