Vi scrivo con le lacrime agli occhi, non per gli schiaffi e i calci presi, ma perché nell’aggressione si è danneggiata la telecamera. Troveremo il modo per ripartire, ma tutto questo è ingiusto, seppure qualcuno godrà al motto: “Ve le siete andate a cercare”.

Piango per aver visto Samuka, il mio operatore di colore in prova, picchiato da suoi conterranei nel commovente tentativo di difendere la telecamera e il nostro faticoso lavoro dell’intera mattinata. Piango perché un ubriacone nullafacente, che per sua ammissione sta in quel posto a bere birra e farsi spinelli, ha aizzato alcuni disperati e spacciatori contro di noi. Piango perché nessuno degli spettatori presenti – ad eccezione di un uomo che ringrazio – si è degnato di intervenire. Alla fine del teatrino qualcuno ha pensato bene di chiamare i Carabinieri.

Eravamo andati in via Davanzati per chiedere se qualcuno fosse stato presente ieri, intorno alle 11, quando per l’ennesima volta due migranti si sono presi a bottigliate creando panico tra la gente, alla presenza di diversi bambini. Siamo entrati nell’agenzia di scommesse così come abbiamo fatto in altre attività oppure sentendo i residenti. Il titolare – nostro lettore – ci ha fatto accomodare e lasciando la telecamera all’esterno abbiamo iniziato a fare domande ai presenti. Non stavamo riprendendo nessuno, neppure con la telecamera bassa. Una chiacchierata, niente di più.

La tensione è salita quanto un italiano ubriaco ha iniziato a fomentare l’odio tra migranti, diventati nel frattempo una ventina. Fra loro anche noti spacciatori di piazza Umberto e altri delinquenti. L’obiettivo di quei balordi sono stati fin da subito Samuka e la telecamera. Una mezza dozzina di individui ha iniziato a prendere a calci e pugni l’operatore.

Nelle fasi concitate, mentre Samuka provava a farli ragionare nella loro lingua, è volato il faretto, poi l’ottica e il ricevitore del microfono. Infine il buio. A quel punto abbiamo acceso il telefonino per chiedere al balordo il motivo di tanto astio. Sapete perché Samuka è stato picchiato? “Perché uno di colore non può andare a ficcare il naso nell’attività di sui fratelli”. Fratelli? Un’aggressione del genere, tra l’altro immotivata, non è giustificata a maggior ragione se nei confronti di un fratello. Samuka, che nella vita ne ha viste tante, troppe, è sotto shock.

Sul posto sono giunti i Carabinieri, ai quali non abbiamo formalizzato nessuna denuncia. Davanti a loro abbiamo chiesto a uno spettatore se volesse testimoniare. La risposta? “Non c’ero, non ho visto niente”. Ci saremmo ritrovati dieci finti testimoni nel processo in cui avremmo dovuto difenderci da chissà quale accusa. Piango perché al netto dei lustrini e qualche piastrella non vedo l’ombra del benché minimo cambiamento. I fatti sono quelli che avete letto e in parte ciò che si vede nelle riprese. L’altra parte del tempo l’abbiamo impiegata a salvare la pelle e inutilmente la telecamera. Se qualcuno avesse qualcosa da dire “sa dove stiamo”, tanto per attingere da una delle minacce più comuni che ci viene rivolta a giorni alterni.

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