Il capo di gabinetto del ministero del Tesoro, responsabile secondo il Movimento 5 Stelle di aver inserito una norma pro Croce Rossa del decreto fiscale, pochi mesi prima aveva chiuso un accordo con lo stesso ente per ottenere un immobile in cui ha realizzato un lussuoso B&B: IL

È quanto emerge da un’inchiesta del Il Fatto Quotidiano che ha messo sotto i riflettori l’attività di Roberto Garofoli, salito agli onori delle cronache proprio per il presunto inserimento a sorpresa nel Decreto Fiscale di una norma, poi cassata dal Presidente del Consiglio, che assegnava 84 milioni di euro alla Croce Rossa, ormai privatizzata.

Tutto nasce da un immobile nel cuore del centro storico di Molfetta, città natale di Garofoli, acquisita nel 2006 per 6/7 dallo stesso giurista ma con un comproprietario “scomodo”: la Croce Rossa, che lo aveva ricevuto in donazione nel 1972 da un benefattore per destinarlo “alla cura dei bambini spastici”.

Garofoli vuole tutto per sé quell’appartamento fin dal 2006 ma, nonostante vari tentativi a colpi di carte bollate, non riesce a farsi cedere la parte di proprietà mancante per “intervenuta usucapione”. La Direzione patrimonio e contenzioso valuta la parte di immobile di proprietà della Croce Rossa tra i 78 e gli 85mila euro ma per ben 9 anni un accordo non si trova.

Poi improvvisamente tutta la faccenda si risolve nel dicembre del 2017, quando la Croce Rossa accetta l’offerta di Garofoli, disponendo la revoca della lite e la vendita del bene per “soli” 28mila euro. In questo modo l’ente perde 50mila euro rinunciando al controvalore del secondo immobile di 80 metri quadri, e al riconoscimento di quasi 6mila euro a titolo di “valore locativo” per i 12 anni in cui il coinquilino ha usato l’immobile.

Cosa è successo di rilevante da far cambiare le carte in tavola e permettere a Garofoli di fare un vero e proprio affare? Perché la Croce Rossa ha accettato un accordo poco favorevole? Fatto sta che appena qualche mese dopo è spuntata quella “manina” che ha provato a inserire quell’articolo.

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