Bari compare nell’elenco delle 22 città oggetto di numerose indagini e perquisizioni che hanno portato all’arresto di 17 persone per frode fiscale.

La frode da quasi 300 milioni di euro è stata messa in atto da un’associazione per delinquere, tramite un consorzio di società del settore della macellazione. Cinque persone sono finite in manette, tra cui due commercialisti, e dodici agli arresti domiciliari. In più, per quattro liberi professionisti è stato applicato l’obbligo di firma, l’interdizione per un anno dall’esercizio dell’attività e il divieto di assumere uffici direttivi delle persone giuridiche e delle imprese.

Questo il bilancio di un’operazione della Guardia di Finanza di Rho, in provincia di Milano, nella quale sono indagate oltre 50 persone. Per l’operazione sono stati impiegati oltre 200 finanzieri che hanno eseguito arresti e perquisizioni nelle province di Bari, Bergamo, Biella, Brescia, Caserta, Crotone, Fermo, Foggia, Forlì-Cesena, Lecce, Macerata, Milano, Modena, Novara, Rimini, Roma, Savona, Taranto, Teramo, Torino, Venezia e Vercelli.

Le 21 ordinanze, eseguite quindi in tutta Italia, hanno portato anche al sequestro ai fini della confisca di oltre 90 immobili: ville di lusso, appartamenti, ristoranti, locali notturni, 2 yacht, più di 200 compendi societari, conti correnti, disponibilità liquide, gioielli e 7 cassette di sicurezza per un valore complessivo di circa 60 milioni.

Le indagini hanno permesso di smascherare l’esistenza di un sistema associativo e di ricostruire una frode ai danni dell’ Erario del valore complessivo di quasi 300 milioni di euro, attuata mediante la costituzione di un consorzio di società operanti nel settore della macellazione e della lavorazione delle carni e cioè il consorzio ‘Servizi Globali Società consortile per azioni’ con sede e uffici in provincia di Milano.

In particolare, è stata eccepita l’inconsistenza dell’intera struttura consortile utilizzata dai vertici del sodalizio, Angelo Basile e Francesco Giordano, tra i 5 finiti in carcere e definiti dal gip “i dominus del sodalizio criminoso”, per la progressiva monopolizzazione del mercato nazionale di riferimento e per la movimentazione di ingenti masse di capitali illeciti.

Si trattava in realtà di società intestate a meri “prestanome” nelle quali venivano sistematicamente creati rilevanti crediti Iva fittizi, attraverso la presentazione di dichiarazioni annuali fraudolente e infedeli.

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