I Carabinieri di Palo hanno scritto la parola fine all’incubo di una 22enne irachena e del suo  bambino di soli 40 giorni. L’orco, era il compagno della donna, un cittadino tunisino con regolare permesso di soggiorno, che era solito segregare la compagna in casa, colpendola con pugni e schiaffi. La sua casa era diventata una prigione, chi aveva promesso di difenderla e prendersene cura, il suo aguzzino.

Un racconto da brividi, perchè in quelle mura del terrore, la giovane donna veniva picchiata, senza alcuno scrupolo, anche durante i nove mesi di gravidanza. Una violenza irrefrenabile che il piccolo ha conosciuto prima ancora di venire al mondo, mentre sua madre correva al Pronto Soccorso per chiedere aiuto. Inequivocabili i segni sulla sua pelle.

Le percosse andavano avanti da tempo, l’uomo sembrava non preoccuparsi di ciò che quelle botte avrebbero potuto causare al feto. Era incurante della vita che pian piano prendeva forma nel grembo della sua compagna. La denuncia della donna non è caduta nel vuoto. A raccoglierla ci hanno pensato i militari di Palo che, sotto la supervisione del maresciallo Giuseppe Procopio, hanno aperto le indagini, scrivendo il tanto atteso lieto fine.

L’uomo, per ironia della sorte è ora agli arresti domiciliari, prigioniero della stessa casa in cui aveva rinchiuso la sua compagna. La neomamma e il suo bambino, invece, sono stati accolti in una comunità, grazie all’intervento degli assistenti sociali.

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