Interrogati, i membri della Commissione che ha aggiudicato la gara per la gestione di Torre Quetta, non rispondono. E probabilmente continueranno a non farlo in considerazione dell’ulteriore convocazione in Commissione Trasparenza del Comune di Bari il prossimo 9 maggio. A questo punto solo San Nicola potrebbe fare la grazia a chi sta fortemente chiedendo risposte.

Prime, ma importanti indicazioni sarebbero arrivate dall’accesso agli atti fatto da una delle aziende escluse, pronta a fare ricorso proprio dopo aver preso in esame lo scarno incartamento. I tempi stringono, non solo perché l’estate è dietro l’angolo, ma soprattutto perché il ricorso dove essere presentato al massimo entro il prossimo 20 maggio. Il dato di fatto resta che la società che si è aggiudicata l’appalto non ha ancora ricevuto le chiavi per poter prendere possesso dell’area.

E allora il Comune, per esempio, ha provveduto a proprie spese a falciare l’erba, ripristinare i bagni. In che modo quindi l’aggiudicatario impiegherà il risparmio ottenuto dal lavoro eseguito dalla Multiservizi, che sarebbe dovuto essere di sua competenza? Sembra di essere di fronte all’ennesimo pastrocchio in salsa barese, dove in alcuni casi – non questo – siamo riusciti ad individuare con settimane di anticipo i nomi dei vincitori.

Non sappiamo cosa sia successo, ma soprattutto difficilmente si potrà sapere se non verranno spiegati i criteri di valutazione dei progetti tecnici, oltre che delle offerte economiche. Ma quali sarebbero le anomalie del bando? Innanzitutto ci sarebbe un problema legato ai requisiti richiesti.

Non erano pretese, come si poteva immaginare, esperienze di alcun tipo. In sostanza, avrebbe potuto partecipare chiunque, soprattutto in considerazione del fatto che il codice aTeco si può modificare in tempo reale. Persino un fruttivendolo avrebbe potuto decidere di cambiare vita per un breve periodo, mettendosi a gestire la spiaggia ormai più cool della città. Senza contare, poi, che non erano richiesti vincoli di fatturato riferiti alla esclusiva attività oggetto dell’affidamento, ma potevano essere conseguiti per qualsiasi altro tipo di lavoro.

In considerazione del fatto che la premialità avveniva quasi esclusivamente attraverso la valutazione del progetto tecnico, con la possibilità di un massimo rialzo dell’offerta economica (rivelatosi uguale per tutti i partecipanti), ci si sarebbe aspettati una Commissione composta da super esperti. A ben guardare, invece, sembra proprio che i componenti non fossero così qualificati. Oltre al presidente, ovvero la direttrice della Ripartizione Contratti e Appalti, la Commissione aveva altri due membri votanti: un architetto ed un istruttore amministrativo, ovvero un geometra dedicato alla verifica dell’esecuzione dei lavori di muratura svolti dalle imprese committenti del Comune.

L’ironia della sorte sta nella persona che ha svolto il ruolo di segretario. Parliamo di Luigi Mondelli, forse il solo ad avere una competenza specifica. Lui, però, essendo il segretario, non aveva diritto di voto. E arriviamo ai contenuti. La scelta della Commissione si sarebbe dovuta basare essenzialmente sulle attività e le migliorie proposte, invece il bando – strano ma vero – non prevedeva un meccanismo di verifica sulla tempistica, la fattibilità e le modalità d’esecuzione, organizzazione e svolgimento delle attività proposte. Un appalto strutturato in questa maniera, che qualcuno ha definito oscena, lascia assoluta autonomia personale alla Commissione. Senza risposte convincenti, quello sulla gestione della spiaggia di Torre Quetta, appare solo l’ennesimo bando comunale scritto coi piedi.

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