Cinque lunghe ore per una visita, un’attesa snervante e genitori esasperati. Una vera e propria odissea che una coppia di genitori ha affrontato all’ospedale pediatrico Giovanni XXIII di Bari. Il bambino, 14 anni, ha una ciste inguinale aumentata: avendo la sorellina dei problemi oncologici la mamma pensa subito al peggio e il pediatra consiglia di portarlo in ospedale con una certa urgenza.

La disavventura inizia alle 10 quando i genitori e il loro figlio arrivano all’ospedaletto e subito capiscono che sarebbe stata una lunga giornata: servono 2 ore soltanto per completare l’accettazione, cioè solo per una prima visita per decretare il “codice verde” e ricevere il cosiddetto “numeretto”. Ma è appunto solo l’inizio.

Per la visita vera e propria servono altre 3 ore. Alle ore 15 il piccolo viene finalmente visto da un medico chirurgo, appositamente sceso dal proprio reparto perché al Pronto Soccorso il personale scarseggia. Non sembra niente di grave, ma i genitori devono assolutamente tenere sotto controllo il proprio figlio. Tutto finito? ma che.

Mamma e papà, stremati da ormai 5 ore di attesa, devono attendere altri 2 ore semplicemente per la “chiusura”, ovvero per compilare le scartoffie di fine visita. Dalle ore 10, la famiglia esce dall’ospedaletto soltanto alle 17 passate: “Abbiamo chiesto più volte spiegazioni – spiega la madre- ma ci è stato detto che c’erano dei codici rossi urgenti e stavano facendo il possibile. La verità è che manca personale e c’è disorganizzazione”.

“Abbiamo visto cose allucinanti – spiega sempre la mamma – eravamo tutti ammassati in sala d’attesa col rischio anche di contagi, eravamo almeno in 15, c’erano bambini piccoli con febbre alta o che vomitava. Molta gente, esasperata, ad un certo punto è andata via strappando i numeretti in faccia agli infermieri”.

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