Finisce il lavoro e si mette alla guida per tornare a casa, ma appena entrata in auto ha un malore improvviso e si accascia sul volante.

Ad accorgersi di quanto stesse succedendo alla collega Margherita Nasuto, 60 anni appena compiuti, originaria di Castellana, è stato un altro dipendente di Telenorba. L’uomo l’ha vista nella sua auto priva di sensi.

A quel punto è stato chiamato il 118, ma nelle fasi concitate dell’attesa dell’ambulanza si è preferito accompagnarla direttamente al Punto di Primo Intervento di Conversano, dove la Nasuto è giunta ormai in condizioni gravissime. A nulla è servito il tentativo di rianimarla.

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2 COMMENTI

  1. Non è accettabile che nel 2018 ci sia ancora chi pensi che trasportare il più velocemente possibile in una struttura sanitaria un soggetto in arresto cardiaco, aumenti le possibilità di sopravvivenza dello stesso: questa pratica, oltre a mettere a rischio l’incolumità degli altri utenti della strada, impedisce di effettuare sul malcapitato le indispensabili manovre di rianimazione. Trovandosi di fronte ad un soggetto incosciente e privo di respiro, dopo la chiamata al 118, bisogna iniziare subito il massaggio cardiaco e, se disponibile, utilizzare un defibrillatore: solamento in questo modo si potrà essere d’aiuto

  2. Se ci fosse stato un’intervento immediato dei soccorsi non vedo perché c’è stata la scelta di trasportarla in autonomia.
    Purtroppo conosco bene i tempi di intervento delle pochissime unità mobili nei nostri centri per cui… Non mi meraviglia affatto la decisione presa in merito.

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