Siamo contro la violenza, qualunque sia la forma in cui si manifesti, ma non riusciamo neppure a sottacere spunti che possano completare il quadro di quanto successo. Lo schiaffo alla giornalista del Tg1 rifilato dalla moglie del boss in via Petrelli, al quartiere Libertà di Bari, nasconde alcune circostanze.

Non si tratta di alibi o attenuanti per quel gesto deprecabile, ma riteniamo sia giusto che l’accaduto non si porti dietro ombre di nessun tipo. La collega giornalista, non barese, avrebbe chiesto “aiuto”, indicazioni su chi poter intervistare per centrare l’obiettivo del pezzo. Qualcuno le ha dato un pessimo consiglio, mandandola a sentire la famiglia del boss Caldarola.

Chi ha dato quel suggerimento ha messo in pericolo la giornalista, che ovviamente sapeva benissimo di non andare ad intervistare la madre superiora di un convento o un chierichetto.

Il commento che riportiamo è scritto da chi evidentemente conosce bene il contesto, da noi ulteriormente verificato. “Perché non scrivete la verità? Che la giornalista è venuta con arroganza e insistenza durante un funerale per fare la sua intervista? È stata pregata più volte di andarsene in quanto non era il momento, ma insisteva ancora. Dunque di cosa stiamo parlando? Ci sono modi e momenti per fare certe cose e non disturbare gente durante un grande dolore”. 

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