“Non sono abusivo, cerco soltanto un rifugio”. Marcello, l’artista di strada al quale hanno sequestrato gli strumenti in via Sparano, da più di un anno vive nell’ex stabilimento barese della Mecflex, in corso Alcide De Gasperi. Lo abbiamo trovato casualmente, andando a verificare alcune segnalazioni, secondo cui la struttura era occupata da abusivamente.

“Vivo per strada da 28 anni – racconta – sono stato sotto i ponti, nei parcheggi, nei sottoscala, nei vagoni e anche nei parchi”. Dentro l’ex stabilimento Mecflex Marcello si è insediato il 12 dicembre 2017, dopo essere stato cacciato dalla casa in cui viveva. Una lunga scivolata, così la chiama, durata diciassette anni. Droga e alcol ne hanno segnato l’esistenza. Ora è pulito. “Fumo marijuana – ammette – ma niente più droghe pesanti e non tocco più neanche l’alcol”.

“Prima che arrivassimo noi – spiega – abitava un gruppo di alcolizzati, che aveva lasciato escrementi dappertutto. Abbiamo ripulito e il padrone dell’immobile ha deciso di non sporgere denuncia e di lasciarci vivere qui”. Marcello vive con la sua compagna ed un ragazzo di colore, ma di tanto in tanto alla Mecflex vanno a rifugiarsi altri senzatetto. C’è l’acqua ma non il riscaldamento. La vita è complicata, ma sempre meglio che stare completamente all’addiaccio. La stanza da letto in realtà è una cella di cinque, forse sei metri quadri.

Le disavventure di Marcello con le Forze dell’Ordine e di polizia continua. Tornando sull’episodio del sequestro, l’artista di strada racconta l’ultimo aneddoto, avvenuto un paio di giorni fa. “Sono tornato in via Sparano con la chitarra acustica – dice – e con un rhythm and blues ho incominciato a cantare ciò che mi era successo. Dopo un po’ sono arrivate 4 volanti e gli agenti per dirmi che non potevo cantare le cose che sto facendo ascoltare a voi adesso. Sembra sia io il problema della città”.

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