Al termine di una complessa attività investigativa, sono stati individuati mandante ed esecutore dell’omicidio di Gianluca Corallo, commesso 7 febbraio 2016 e maturato nell’ambito della faida in corso per il controllo del quartiere San Pio. Si tratta Saverio Faccilongo, 31enne – collocato al vertice del clan Strisciuglio a San Pio e Vito Antonio Catacchio, suo killer di fiducia.

L’esecuzione alle due ordinanze di custodia cautelare in carcere, emesse dal GIP del Tribunale di Bari, su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia, è stata data ieri pomeriggio dai Carabinieri. Faccilongo e Catacchio sono detenuti per associazione di tipo mafioso ed altri reati, poiché elementi di assoluto rilievo in seno al temibile clan cittadino degli Strisciuglio – in quanto ritenuti responsabili, a vario titolo e in concorso, di omicidio, porto e detenzione di arma da fuoco in luogo pubblico, nonché esplosione di colpi d’arma da fuoco in luogo pubblico, con l’aggravante del metodo mafioso.

Il provvedimento restrittivo è stato adottato in base agli ulteriori esiti di un’indagine avviata nel gennaio 2016 dal Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Bari, che ha consentito di fare piena luce su un violento conflitto sorto per il controllo dei traffici illeciti, nel sensibile quartiere periferico barese di Catino – Enziteto, tra i referenti di zona degli Strisciuglio e quelli legati ai clan rivali dei Di Cosola e Capriati.

L’esecuzione dei due provvedimenti segue di poche ore la sentenza di condanna di primo grado comminata dal Tribunale del capoluogo a ben 41 affiliati al medesimo clan Strisciuglio, al termine del processo scaturito dalle risultanze della nota operazione “Agorà”, condotta sempre dal Nucleo Investigativo di Bari e coordinata dalla locale D.D.A., la cui fase esecutiva culminò l’8 luglio 2015 con l’emissione di un’ordinanza di custodia cautelare a carico di 43 persone.

Le indagini dell’operazione “Agorà” accertarono che nessun cantiere era esentato dal “pizzo”, anche quello di una scuola elementare in costruzione nella zona Palese finì sotto estorsione, inoltre vennero documentate infiltrazioni nella tifoseria del Bari Calcio, evidenziando il tentativo dei clan d’infiltrarsi all’interno dello stadio San Nicola, come emerse all’epoca anche in occasione di concerti musicali di artisti di fama nazionale.

Vennero rinvenute pistole e munizioni nascoste dal clan in loculi del cimitero, in particolare dietro la lapide di un ignaro professore morto nel 1962, oltre ad una micidiale bomba a mano di tipo “ananas”, in grado di far saltare in aria un’abitazione o un negozio.

Sempre nella stessa indagine vennero ricostruite anche le dinamiche dei riti di affiliazione mutuati dalla camorra campana e bloccati dai fratelli Strisciuglio perché ritenuti troppo pericolosi per la segretezza del clan. Infatti il rito prevedeva che il nuovo giunto nel clan fosse presentato ufficialmente a tutti gli altri affiliati dal padrino, che lo annunciava: ”Questo è un mio ragazzo”. Iniziava poi la carriera interna al clan con i “gradi di battesimo”, dopo il quarto grado si aveva facoltà di fondare un proprio clan. L’affiliazione garantiva economicamente la famiglia in caso di arresto dell’affiliato. I familiari ricevevano una somma mensile detta “spartenza”, ed era così che i capi, anche se in carcere, potevano garantire un alto tenore di vita alle famiglie che potevano affrontare in modo sfarzoso grossi eventi, come un matrimonio. Emerse anche il ruolo chiave svolto delle donne del clan come messaggere che aggiornavano i capi in carcere sulle dinamiche di affiliazione, riuscendo a far entrare nelle celle anche la droga.

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