Venti secondi, al massimo. “Tanto” ci hanno impiegato gli operai della ditta Nicola Di Bari e Figli a liberare il canale di scolo della fontana ostruito da mesi e mesi. Intervento, ricordiamo, svolto in maniera assolutamente gratuita.

Una retina, purtroppo, era incastrata nelle tubature, e così l’acqua della fontana anzi che confluire nello scolo si è riversata a terra, infradiciando le scarpe, e i piedi, di quanti si abbeveravano. A nulla sono servite le decine di segnalazioni fatte al Comune anche attraverso il nostro giornale. A risolvere la situazione, con un intervento forse giudicato troppo oneroso o complicato dai tecnici del Comune, è servita la buona volontà di un privato e la perseveranza dei soliti noti Umberto Carli e Dino Rizzi.

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1 COMMENTO

  1. All’inizio del 1962 furono assegnate le prime case popolari al Cep. L’iniziale lotto di palazzine era contrassegnato dalla lettera A, dal n. 1 al 24 (proprio quelle rossicce che si vedono nel filmato). Si trattò delle famiglie sfollate dalla “Socia”, un palazzone chiacchierato di piazza Luigi di Savoia di cui si è perso quasi la memoria. L’urgenza dell’abbattimento del palazzo pericolante, fece sì che si assegnassero gli appartamenti prima ancora che fossero ultimati i servizi essenziali. Basta dire che per “andare a Bari”, occorreva salire sui camion militari lasciati dagli americani. Senza portarla alla lunga, l’acqua arrivava con le autobotti e tutti i giorni erano storie per accaparrarsi i primi posti nella fila. Quando entrarono in funzione i due “capodiferro”, di cui uno è quello nell’articolo e l’altro era posizionato nello slargo un po’ più avanti (tolto anni fa), al Cep fu grande festa. Le donne ripresero a cantare “all’acqua, all’acqua nova, chi non ten u’zit, si lu trova”, perché le due fontane erano diventate luogo di ritrovo e quella dello slargo, anzi, era più frequentata in quanto si teneva anche il mercato giornaliero. La felicità si leggeva nei volti di quelle persone che dopo anni di sofferenze e privazioni, finalmente avevano una vita civile, con case a più ambienti e con il bagno fra le pareti domestiche. “Le case degli americani”, le soprannominarono e mai nome fu tanto meritato. Quello che poi è successo al Cep, a cominciare dal 1968, è altra storia e sarebbe troppo lungo da raccontare.
    Bene fanno, gli amici del San Paolo, a curare l’ultima fontanella storica, perché l’incuria porta all’abbandono e, se si aspetta il Comune, campa cavallo…

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