“Tre o quattro minuti prima eravamo in quel punto, abbiamo girato in una stradina che si vede vicino al furgone bianco, eravamo in un negozietto. Abbiamo sentito urlare, siamo usciti dal negozio e abbiamo visto gente correre”. Donato Bozzi è un ragazzo di Bitritto, in questi giorni si trova a Barcellona con tre amici, il racconto di quei momenti, subito prima e subito dopo l’attentato, è lucidissimo.

“Siamo usciti dal negozio e abbiamo visto gente correre, abbiamo afferrato le ragazze per mano e ci siamo allontanati di corsa anche noi. Ho alzato la testa e ho visto tre persone stese a terra. Ho pensato a un attentato, ma per tranquillizzare le ragazze col mio amico abbiamo detto che si trattava di un incidente” prosegue Donato.

“Abbiamo chiesto informazioni a degli agenti di Polizia sull’uscio del Comune, che si trova proprio da quelle parti, ma neanche loro sapevano darci notizie certe, poi, dopo una decina di minuti, hanno iniziato a chiamare i nostri genitori dall’Italia per sapere se stessimo bene. Mi sono collegato col cellulare a internet e ho visto le immagini di cosa è successo”.

“La Polizia naturalmente ha bloccato la metro, i mezzi pubblici, trovare un taxi libero è stata un’impresa. Il ritorno non è stato affatto facile. Qualche minuto prima nella boqueria (il mercato più grande e famoso della Catalogna, ndr) mentre mangiavamo un po’ di frutta fresca, la Polizia stava perquisendo alcuni stranieri e vista la scena abbiamo pensato di allontanarci”.

“Per la prima volta in 27 anni apprezzo la mia nazione – conclude Donato amaramente – in cinque giorni a Barcellona i poliziotti che ho visto si possono contare sulle dita di una mano. Zero sicurezza, zero controlli e milioni di brutte facce”.

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