Elisa Salatino, docente del Marconi di Bari arrestata in Australia.

Sono notti di attesa e di speranza quelle che stanno vivendo da un mese Giuseppe Salatino e tutti gli altri parenti di sua sorella Elisa, la 39enne docente dell’istituto Marconi originaria di Fasano arrestata lo scorso 12 febbraio all’aeroporto di Melbourne dopo essere stata trovata in possesso, nella sua valigia, di 5 chili di cocaina.

È proprio nelle ore notturne che, a causa del fuso orario, la professoressa ha telefonato, quando è stato possibile, alla sua famiglia. Elisa ha una stanza tutta per sé nel carcere di Melbourne e partecipa a un programma di lavoro, in attesa di provare a dimostrare la propria innocenza. Le condizioni del carcere, stando a quanto fa sapere il fratello della donna, sollevato, sono buone.

Nel frattempo la Procura di Bari ha aperto un’inchiesta sulla vicenda, certa che la Salatino sia una pedina di un’organizzazione più ampia. Il primo nodo da sciogliere è quello del viaggio: la donna sapeva, infatti, che non sarebbe tornata entro la conclusione dei due giorni di permesso chiesti alla dirigente del Marconi. In aeroporto a Roma, poi, la Salatino sarebbe arrivata con l’uomo che avrebbe dovuto accompagnarla, rimasto poi in Italia.

L’indagine, in attesa di una richiesta all’Australia di una rogatoria utile a cristallizzare alcuni elementi probatori e che l’Interpol faccia sapere se oltre alla droga il bagaglio della docente contenesse anche i suoi effetti personali, dovrà portare a scoprire chi abbia procurato la sostanza stupefacente, se l’amico che avrebbe dovuto accompagnare Elisa Salatino o altre persone conosciute forse a causa di difficoltà economiche.

Un dato è certo e corroborato dall’arresto di un cittadino australiano nello stesso aeroporto, avvenuto la settimana scorsa, perché nascondeva in valigia lo stesso quantitativo di droga della docente fasanese: il traffico di droga verso l’Australia è abbastanza fiorente. E forse non solo appannaggio della ‘ndrangheta, visto quanto accaduto alla Salatino.

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