Ne abbiamo viste di tutti i colori – gli operatori ciechi non ce ne vorranno – ma ciò che accade al centralino della Asl di Bari, nella sede dell’ospedale Di Venere le batte tutte, almeno fino alla prossima follia. Ieri notte, dalle 22 alle 6, in servizio c’era un solo operatore non vedente. Sì, avete capito bene.

Pensate, però, che la cosa più grave della faccenda che documentiamo attraverso la denuncia di Franco, non è la possibilità che possa infortunarsi, persino morire, senza essere in grado di chiamare aiuto. Il vero problema è la banca dati cartacea del centralino, che non risponde solo alle chiamate interne (ricerca di personale reperibile, necessità di posti letto, trasferimenti, contatti con altri ospedali, obitorio, sale operatorie, trapianti). Gli operatori, infatti, si occupano anche delle telefonate che arrivano dagli utenti (gente in cerca del numero di telefono di una guardia medica, di un reparto o un pronto soccorso).

E come se non bastasse, non parliamo del solo bacino d’utenza dell’ospedale. I centralinisti devono smistare anche le chiamate dall’ospedale San Paolo, del Fallacara di Triggiano e Bitonto. Un inferno senza il rispetto delle più elementare norme di sicurezza per gli otto centralinisti, quattro dei quali disabili, spesso in turno da soli e senza neppure gli strumenti necessari per gestire il traffico delle chiamate.

Sedie rotte e l’assoluta mancanza di organizzazione, anche nella distribuzione dei turni, persino in occasione di emergenze particolari come il disastro ferroviario del 12 luglio scorso tra Andria e Corato. Gli addetti sono talmente soli, che quando succede qualche imprevisto, come un improvviso malore, non sanno neppure chi chiamare per essere sostituiti. Gli imboscati sono troppi, tanti da rendere necessaria la stoica presenza sul posto di lavoro anche con la flebo al braccio e l’invito dei soccorritori del 118 al trasporto in ospedale.

Siamo andati nella sede del centralino per seguire l’assurdo turno di Franco, non vedente, solo al suo posto di combattimento a ricordare a memoria i numeri di medici, direttori, guardie mediche ed ospedali a memoria, perché l’assistenza vocale non funziona, ma soprattutto perché non esiste una banca dati elettronica. I numeri, migliaia di numeri di telefono, sono stampati su decine e decine di fogli in un’unica copia. Non un elenco in braille, seppure servirebbe a poco, dovendo gestire un numero impressionante di telefonate.

Follia nell’era della digitalizzazione. Le battaglie sindacali finora non hanno portato da nessuna parte. La situazione nel corso degli anni è persino peggiorata. Un cieco o un ipovedente non possono essere lasciati soli a gestire un simile lavoro. Con la stessa linea, poi, si cercano i reperibili e si risponde alle chiamate degli utenti, creando un disservizio enorme. Un lavoro svolto tra l’altro in una struttura sprovvista di telecamere e di un adeguato filtro per l’accesso.

Per entrare è sufficiente citofonare e annunciarsi sotto mentite spoglie. Se di turno c’è un cieco, poi, il gioco da è da ragazzi, senza neppure dare troppe spiegazioni. Siamo certi che il problema debba essere risolto a stretto giro, senza “vedremo”. Nel periodo di lotta, alla Asl di Bari sono passati tre direttori generali, ma nessuno di loro ha mai risposto alle chiamate dei centralinisti.

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